Oscar Wilde

Oscar Wilde in Love- Terza Parte- Il De Profundis

Pur deluso e disgustato dall’amico e distrutto dal dolore per la morte della madre, Wilde proprio in quel periodo comincia a risalire la china.
Lo aiuta in ciò moltissimo il nuovo direttore del carcere, il giovane Maggiore Nelson, che lo dispensa quasi interamente dal lavoro manuale, gli consente di procurarsi quasi tutti i libri che vuole e gli procura carta e penna.

E’ grazie a queste concessioni che il detenuto trova ragione di vita nella scrittura del De Profundis, la sua lettera- requisitoria indirizzata all’amico e al mondo.

E’ una lettera, ma è anche un racconto, un’opera d’arte in piena regola, quella che fa dire ad alcuni critici che Wilde è il più grande prosatore irlandese dopo Swift.
George Bernard Show definisce questo documento, lungo oltre un centinaio di pagine “un libro straordinario, assolutamente esilarante e divertente come era Wilde stesso e disonorevole e vergognoso per i suoi stupidi tormentatori”
Wilde ripercorre tutta la storia del suo rapporto con Bosie, descrivendo l’amico come l’avvelenatore della sua vita, che era e avrebbe dovuto restare dedicata all’Arte.
Tutta la prima parte della lettera, il primo movimento, potremmo dire, visto che la composizione ha quasi la struttura di un’opera musicale, è dedicata a descrivere i comportamenti spregevoli di Bosie, con tanto di liti e riappacificazioni descritte come in una commedia. “ C’è dentro afflizione, fastidio, disagio- dirà G.B.Show- ma non una vera tragedia; è tutto commedia”.

Elencati i motivi del suo disprezzo, Wilde è troppo intelligente per non capire che deve spiegare non solo a Bosie, che è il primo destinatario della lettera, ma anche al “suo “ pubblico, che ne è il secondo destinatario, i motivi che lo hanno indotto, nonostante l’evidenza dei pericoli che correva e la disapprovazione per i comportamenti inqualificabili del compagno, a lasciarsi travolgere.

Da una parte, lo ammette c’è stata debolezza .” Lo dico francamente, barcollavo come una bestia condotta al macello. Avevo commesso un madornale errore psicologico: avevo sempre creduto che cederti nelle piccole cose non avesse importanza e che al momento opportuno sarei riuscito a far prevalere la mia forza di volontà .Non fu così. Quando giunse il momento, la forza di volontà mi mancò completamente”.

Ma non è stato solo questione di debolezza, aggiunge Wilde subito dopo, ansioso di dimostrare che c’è stato anche una motivazione nobile nel suo lasciarsi trascinare alla rovina.
“Qualunque fosse la tua condotta verso di me, sentii sempre che in fondo mi amavi davvero”.

Il fascino del poeta, la sua posizione nel mondo dell’arte e nel bel mondo, il lusso di cui si circonda hanno sicuramente innescato l’attrazione del giovane nei confronti dell’amico più maturo. Ma non c’è solo l’amore per le cose esteriori in questo rapporto, Wilde lo sente.
“Vi era qualcosa di più, qualcosa che aveva per te un’attrazione strana: mi amavi molto più di quanto tu amassi chiunque altro”

Ed ecco il terzo movimento: nonostante gli riconosca capacità d’amore, Wilde è costretto ad ammettere che il vero motivo conduttore della vita di Bosie è l’odio implacabile per il padre, al quale senza esitare ha sacrificato la vita dell’amico.

“In te l’odio è sempre stato più forte dell’amore; nella stessa anima non c’è spazio per entrambe le passioni”
Ecco quindi la differenza tra Wilde e Bosie: il primo ha fatto prevalere la legge dell’amore, il secondo quella dell’odio.
“Gli dei sono strani. Non è solo dei nostri vizi che fanno strumenti con cui castigarci. Non fosse stato per il mio amore per te e per i tuoi, non sarei ora a piangere in questo terribile luogo”
Ma la più terribile delle colpe di Bosie non è l’aver provocato, con la cecità e l’insensatezza del proprio odio, la rovina dell’amico, ma nell’insensibiltà che ha dimostrato durante la carcerazione di Wilde.
Non si è mai fatto vivo.

Perché non mi hai scritto? Aspettavo una lettera. Ero certo che alla fine avresti capito che se l’antico affetto, l’amore tanto proclamato, i mille atti di cortesia mal ricevuta di cui ti avevo inondato non erano niente per te, il solo dovere ti avrebbe dovuto far scrivere. […..] Il tuo silenzio è stato orribile. Non di settimane o di mesi, ma di anni. E’ un silenzio che non ha scuse”

Con questa ultima pesantissima accusa si conclude la requisitoria di Wilde.

Che ha un finale ( o un quinto movimento se vogliamo restare alla metafora musicale) veramente sorprendente.

Un po’ come nei famosi paradossi wildiani, che affidano al rovesciamento inatteso del luogo comune non solo la loro forza di persuasione, ma anche la loro capacità di creare divertimento.

E la fine di tutto questo è che devo perdonarti. Devo farlo: per il mio bene stesso devo perdonarti. Devo toglierti il fardello e caricarlo sulle mie spalle. Sono prontissimo a farlo”.

L’artista , per essere veramente e compiutamente tale, secondo Wilde, deve provare l’esperienza del dolore, perché, è una esperienza che diversamente da quella del piacere è portatrice di verità, “non porta maschera”.
“Ora capisco che il Dolore, essendo la suprema emozione di cui l’uomo è capace, è insieme il modello e il banco di prova di tutta la grande Arte”

E’ il tema del Sacrificio Necessario.

Il fardello di cui parla Wilde è di fatto molto simile alla croce di Cristo:

“ Vedo una connessione assai più intima e immediata tra la vera vita di Cristo e la vera vita dell’artista”.
L’accostamento genera lo spunto per alcune delle considerazioni più brillanti e originali della lettera.

Cristo è descritto come un poeta ( “Il posto di Cristo è infatti tra i poeti”) , come “il vero precursore del movimento romantico nella vita”.

“Cristo non fu soltanto il supremo individualista, fu anche il primo individualista della storia”.
“Cristo non diceva agli uomini : Vivete per gli altri, insegnava che non vi era alcuna differenza tra la vita degli altri e la propria. In tal modo egli dava all’uomo una personalità estesa, da Titano.”
Insieme al tema del Sacrificio affiora quello del Pentimento.
“Naturalmente il peccatore deve pentirsi. Perché? Perché altrimenti non sarebbe capace di comprendere ciò che ha fatto”.

Anche il Pentimento, come il Sacrificio, è quindi l’inizio di una presa di coscienza di sé, è un momento di verità ( e quindi di bellezza ) , l’inizio di una vita nuova, “il mezzo attraverso il quale ci è dato trasformare il nostro passato”.

Wilde non ha dubbi e lo dice con nettezza: Peccato e Sofferenza per Cristo erano cose belle e sante in se stesse, autentiche “forme di perfezione”.
Sono certo che, se glielo avessero chiesto, Cristo avrebbe risposto che nel momento in cui il Figliol Prodigo cadde in ginocchio e pianse trasformò l’aver sperperato le sue sostanze con donne di malaffare, fatto il guardiano dei porci ed essersi nutrito delle loro stesse ghiande, nei momenti più belli e più sacri della sua vita. A molta gente riesce difficile comprendere questo. Forse si deve finire in carcere per comprenderlo. In questo caso, forse, vale la pena di finire in carcere”.
La lettera si avvia alla sua conclusione.

Il nostro sodalizio, dice il poeta, ha ancora molto da darci.
“..Per incompleto ed imperfetto che io sia, tu, da me, hai ancora molto da imparare. Venisti da me per imparare il Piacere della Vita e il Piacere dell’Arte. Forse sono stato scelto per insegnarti qualcosa di più splendido: il significato del Dolore, e la sua bellezza.”.

Filippo Cusumano

Pubblicità

Oscar Wilde in love-seconda parte- La prigione

osca-bosie.3jpgIl primo carcere del quale Wilde fa esperienza, nello scontare la sua pena, è quello di Pentonville, a nord di Londra.
Unico ospite di una cella di quattro metri per due, il prigioniero vive in un isolamento pressoché assoluto. Nell’unica ora d’aria scende in cortile e come tutti gli altri prigionieri gira in tondo, battendo aritmicamente i piedi.
Non può comunicare, per regolamento, con gli altri detenuti e le guardie carcerarie sono pronte a segnalare alla direzione ogni più piccolo tentativo di violare questa regola da parte dei detenuti.
Il lavoro è frustrante e ripetitivo. In ogni cella vengono portate delle grosse funi ed ogni detenuto passa la sua giornata, salvo l’interruzione del pranzo e dell’ora d’aria, a sminuzzarle in stoppa.

Il vitto è ben lontano da quello cui il poeta, da tutti descritto come un mangiatore ghiotto e insaziabile, è stato abituato: verdura, zuppa d’avena per pranzo, tè ed una fetta di pane per cena.

La notte è lunghissima e tormentata. Alle sette le luci vengono abbassate e, per ben undici ore, fino alla sveglia delle sei del mattino dopo, ai prigionieri non resta altro che cercare di riposare distesi sopra un durissimo tavolaccio.
“Lo scopo del tavolaccio è produrre l’insonnia- scriverà ad un amico- E immancabilmente ci riesce. E’ un castigo rivoltante ed ignorante”
oscar3
Ma la fame e l’insonnia non sono debilitanti per il poeta quanto la condanna all’isolamento.

Non può comunicare, né ricevere notizie.
Ai detenuti è concesso di ricevere solo quattro lettere all’anno.
Le lettere possono contenere informazioni sui familiari, ma non possono fare il minimo cenno a qualsiasi altro evento del mondo esterno.
Il limite non riguarda soltanto le lettere, ma anche quello dei destinatari, selezionabili solo nella lista delle persone rispettabili.
Sono inoltre concesse quattro visite all’anno, della durata di venti minuti l’una.
Non potendo comunicare con lui, la stampa, che si è buttata con avidità sullo scandalo, pubblica, dandole come notizie, alcune congetture sulle condizioni di salute del poeta, che viene descritto come gravemente debilitato e sulla via di perdere il lume della ragione.

Dopo la visita di un deputato liberale, Richard Haldane, che fa parte della Commissione per la Riforma delle Carceri, le autorità decidono il suo trasferimento nel carcere di Wandsworth, a sud di Londra.
Qui , dopo uno svenimento dovuto alla debolezza e alla cattiva alimentazione, viene ricoverato per un breve periodo in infermeria.


Due specialisti ricevono l’incarico di visitarlo accuratamente, ma prima di farlo, si soffermano a scrutarne il comportamento dallo spioncino dell’infermeria e lo sorprendono a deliziare con la sua verve affabulatoria gli altri ammalati, gioviale e brillante, nonostante le condizioni al contorno, come tutte le volte che gli riesce di avere un uditorio attento e ammirato

Ed ecco che un giorno, mentre ancora soggiorna nell’infermeria, che gli arrivano per la prima volta notizie di Bosie.

Bosie1894“Mi si fa uscire dall’infermeria- scrive a Bosie nel De Profundis- dove giaccio gravemente ammalato, per ricevere dal direttore del carcere un messaggio particolare da parte tua. Egli mi legge infatti una lettera indirizzatagli da te, in cui ti dichiari interessato a pubblicare un articolo “sul caso di mister Oscar Wilde” sul Mercure de France e ansioso di ottenere il mio consenso di pubblicare una scelta di brani: da quali lettere? Quelle che ti avevo scritto dal carcere di Holloway! Quelle lettere che avrebbero dovuto essere per te cimeli sacri e segreti più di ogni altra cosa al mondo!”

Wilde è inorridito dalla disinvoltura e dalla insensibilità dell’amico, che vuol dare in pasto “all’avida curiosità dei feuilletoniste” e dei “piccoli dandies del Quartiere Latino” delle lettere così intime e dolorosamente intrise di disperazione. Punta ad una riduzione della pena e per ottenerla ha bisogno di far dimenticare la sua vicenda il più possibile.

Bosie, che ha vissuto la storia come un momento esaltante della sua lunga lotta con il padre, è invece desideroso di gloriarsene ancora, di essere nuovamente al centro dell’attenzione.

Nel novembre del 1895, mentre ancora si trova nel carcere di Wandsworth, Wilde viene citato in giudizio dai suoi creditori.
Non essendo in condizione di pagare, subisce l’umiliazione di essere convocato dal tribunale fallimentare.
Emergono, alla fredda luce dei rendiconti contabili, i particolari di una vita dissipata e senza regole.
Incapace di indicare al giudice quanto fosse solito spendere, più o meno, in un anno, Wilde viene messo di fronte alla minuziosa ricostruzione delle sue uscite tenuta diligentemente dai suoi fornitori.
Saltano fuori soggiorni in alberghi costosi, cene a base di brodo di tartaruga, sofisticati patè fatti arrivare direttamente da Strasburgo, vini d’annata serviti in grandi quantità, perfino gemelli da polso con diamanti disegnati dal poeta e fatti realizzare da un artigiano per farne omaggio a Bosie ( Wilde non li ha pagati e Bosie li ha rivenduti per quattro soldi nella prima occasione in cui si è trovato a corto di quattrini).

La dichiarazione di fallimento è l’umiliazione più grande.
Anche se può sembrarti strano che uno che si trovi in una situazione terribile come la mia faccia differenza tra una ignominia e un’altra, pure ti dico francamente che la follia di sperperare per te tutto quel denaro, e di lasciarti dilapidare il mio patrimonio a tuo, come a mio danno, dà alla mia bancarotta una nota di dissolutezza volgare che mi fa vergognare doppiamente ai miei stessi occhi. Ero fatto per altre cose.”

Dopo il processo presso il tribunale fallimentare, Wilde viene trasferito in un terzo carcere, quello di Reading, ad una cinquantina di chilometri da Londra. Durante il trasferimento subisce la più mortificante delle umiliazioni. Vestito con l’abito da forzato e con le manette ai polsi, è costretto a stare per mezz’ora in attesa nella pensilina di una stazione, completamente esposto al ludibrio della folla, che ha riconosciuto in lui il brillante commediografo caduto in disgrazia.

oscar-la mogliePoche settimane dopo il suo arrivo a Reading, il 19 febbraio 1896, Wilde riceve la visita della moglie, che nonostante sia afflitta da gravi problemi di salute, ha affrontato un gravoso viaggio da Genova, città nella quale dopo lo scandalo si è rifugiata con i suoi figli, per comunicargli di persona la notizia della scomparsa della madre, morta due settimane prima all’età di settant’anni.
Per Wilde è un colpo terribile.oscar-la madre

Anche in questa occasione Bosie dimostra la sua insensibilità.

“Nessuno meglio di te sa quanto profondamente amavo e veneravo mia madre […].Mia moglie, a quel tempo buona e compassionevole con me, perché non dovessi apprendere la notizia da labbra indifferenti o estranee, affrontò, malata com’era, il viaggio da Genova all’Inghilterra per prepararmi lei stessa all’annuncio di una perdita così irreparabile, così irrimediabile. Messaggi di partecipazione al mio dolore mi giunsero da tutti coloro che avevano ancora dell’affetto per me. Perfino molti che non mi conoscevano personalmente, avendo appreso quale nuovo dolore fosse entrato nella mia vita spezzata, scrissero chiedendo che mi venisse riferita qualche espressione delle loro condoglianze. Tu solo te ne sei stato da parte, non mi hai mandato una parola, non mi hai scritto una lettera. Di azioni simili, è meglio dire come Virgilio a Dante a proposito di coloro le cui vite sono state prive di nobili impulsi e superficiali nelle intenzioni: Non ragionar di lor, ma guarda e passa”.

FILIPPO CUSUMANO

Oscar Wilde in love – Prima parte- “E’ in tutto e per tutto simile ad un narciso- così bianco e oro”

Comincio qui una storia che richiede lo spazio di più note .Racconterò di Oscar Wilde e del suo amore per Alfred Douglas.Questa è la prima puntata.

oscar7wildeVerso la fine di giugno del 1891 Lionel Johnson, un giovane aristocratico londinese, che ha letto per 14 volte “Il ritratto di Dorian Gray” accompagna il cugino Lord Alfred Douglas da Oscar Wilde, autore del romanzo e glielo presenta.

Figlio minore del Marchese di Queensberry, Lord Douglas ( detto Bosie) aveva una carnagione molto pallida, capelli biondi, occhi chiari ed una corporatura minuta.

Nelle foto che lo ritraggono con Wilde appare visibilmente più piccolo di lui ( che era tuttavia di statura molto superiore alla norma).

Secondo Douglas, Wilde passò il tempo ad assediarlo riuscendo nella conquista dopo circa sei mesi.

Di lì a poco, in una lettera ad un amico, Oscar scrive parole inequivocabili: “Mio caro Bobbie, Bosie ha insistito per fermarsi qui a mangiare dei sandwich. E’ in tutto e per tutto simile ad un narciso- così bianco e oro.[…] E” talmente stanco: giace sul divano come un giacinto ed io lo venero “.

bosie1890Dal novembre 1892 al dicembre 1893 i due non si separano mai. Oscar ha poca voglia di nascondere la relazione che ogni giorno lo prende sempre di più, ma Douglas è addirittura ansioso di esibirla.

Chi invece è enormemente preoccupato da questa relazione è il padre di Bosie.

John Sholto Douglas, nono marchese di Queensberry, è un uomo singolare (ha ereditato un enorme patrimonio, dilapidandone la metà in scommesse sui cavalli).

Le dicerie sulla vita che conducono i due corrono per tutta Londra.

Bosie, da tempo frequenta una cerchia di giovani prostituti pronti a concedersi per qualche sterlina o per un buon pasto in un ristorante alla moda . A questa passione ha introdotto anche Wilde . I due, per trovare le loro “prede” si avvalgono dei servigi di un certo Alfred Taylor, vero e proprio tenutario di un bordello maschile. Ai giovani prostituti con i quali si incontra Wilde dispensa spensieratamente denaro, portasigarette in oro o argento e altri regali. E’ generoso, cordiale, brillante. Parlerà poi di quel periodo come del periodo in cui ” banchettava con le pantere”.

I giovani sono infatti molto avidi e spregiudicati e spesso pronti al ricatto. Da pochi anni ( 1885) è stata approvata in Inghilterra una legge, il Criminal Law Amendment Actc, che per la prima volta vieta gli atti osceni tra maschi adulti consenzienti ( si dice che la Regina Vittoria , avendole qualcuno fatto notare che non era prevista alcuna sanzione per le donne, abbia liquidato seccamente le questione, dicendo :”Nessuna donna farebbe mai una cosa simile”). Il rischio che, con la loro condotta ostentata ed ogni giorno più imprudente i due corrono è quindi un rischio reale e piuttosto grave: la pena prevista era quella della “detenzione fino ad un massimo di due anni, con o senza lavori forzati”.

QUEENSBINaturale quindi che il Marchese di Queensberry si preoccupi delle conseguenze che la relazione può avere sulla reputazione, ma anche sulla fedina penale del figlio.

Dopo vari tentativi di convincere quest’ultimo a troncare la relazione e un’irruzione con minacce in casa di Wilde rimasta priva di effetti, decide di passare a provocare il drammaturgo in maniera plateale.

Va a trovarlo all’Albermarle Club e, non trovandolo, gli lascia un biglietto che dice “A Oscar Wilde che posa da sondomita ( sic: “somdomite”)..

Bosie, che odia il padre profondamente, convince a questo punto Wilde a citare in giudizio il marchese per calunnia.

Il 9 marzo ha inizio il processo.

L’avvocato che difende Queensberry è Edward Carson (v.foto) , compagno di studi di Wilde al Trinity College di Dublino. Wilde accoglie la notizia con leggerezza: “Sarò interrogato dal vecchio Ted Carson. Farà senz’altro la sua parte con quel tanto di cattiveria tipica di un vecchio amico”

Quello che non immagina è che, mentre lui e Bosie, approfittando di un rinvio delle udienze, si assentano per alcuni giorni per recarsi a Montecarlo, Carson esamina le prove raccolte da alcuni investigatori privati sguinzagliati nei posti più malfamati di Londra che hanno scovato tutti i giovani prostituti frequentati dalla coppia: lacchè, fattorini, stallieri, camerier, studenti, tutti personaggi già noti alla polizia, così come il loro “protettore” Alfred Taylor.

carsonAlla ripresa del processo Carson incomincia, nell’interrogatorio di Wilde, a chiedergli di coomentare i suoi scritti.

Wilde risponde da par suo.

Carson legge diversi passi de “Il ritratto di Dorian Gray” scegliendo quelli che alludono a rapporti amorosi tra persone dello stesso sesso. Quando Carson insinua che il romanzo sia un libro perverso, Wilde replica in maniera sprezzante: “ Forse, ma solo per i bruti e gli ignoranti. Le opinioni dei filistei sono di una stupidità incommensurabile”.

Dal romanzo Carson passa alle lettere personali. “Ragazzo tutto mio”, legge ad alta voce, citando le parole d’attacco di una lettera scritta da osca a Bosie. “Perché un uomo della vostra età si rivolge ad un giovane di vent’anni più giovane di lui chiamandolo ragazzo tutto mio ?”

Per un po’ continua la schermaglia tra l’ironia di Carson e le risposte sprezzanti di Wilde. Vengono letti passi sempre più espliciti delle lettere di Oscar a Bosie Vengono fuori, lette dalla voce volutamente incolore e spoetizzante di Carson, espressioni come “le tue labbra di petalo di rosa rossa”, “la tua flessuosa anima aurata “.

bosie4L’avvocato procede facendo in modo di lasciare alla fine le lettere più ardite, in un crescendo che lascia il pubblico e la giuria con il fiato sospeso. “Ragazzo carissimo tra tutti, la tua lettera era deliziosa, vino rosso e dorato per me; ma io sono triste e sconsolato; bosie non devi fare scenate con me. Mi uccidono sciupano le bellezze della vita… Devo vederti presto. Tu sei l’oggetto che mi manca, l’oggetto di grazia e di bellezza… Perché non sei qui, mio caro e meraviglioso ragazzo?”

Alla fine di queste citazioni, Carson pone al teste la domanda cruciale, gli chiede cioè se sia questo il tipo di lettera che un uomo scrive ad un altro uomo. Wilde crede di cavarsela con la solita risposta evasiva.

Asserisce che quella lettera è semplicemente la prova del suo affetto e della sua ammirazione per Lord Douglas. Ma Carson lo incalza : “Non pensate che adulare un giovane, in pratica corteggiarlo, sia la stessa cosa che corromperlo?”.

L’avvocato non molla la presa.

osca-bosie.3jpgDalle lettere di Wilde passa ai ricattatori che le hanno utilizzate: fattorini e stallieri che hanno varcato con il poeta la soglia dei locali più esclusivi di Londra, condividendo con lui cibi sofisticati e fiumi di champagne. “Non è strano– incalza Carson- che un uomo di più di quarant’anni prediliga con tanta insistenza la compagni di uomini così giovani?”. Wilde non rinuncia alla battuta “Per me la gioventù, il solo fatto della gioventù, è così meraviglioso che preferirei chiacchierare per mezz’ora con un giovane che essere interrogato in tribunale

Carson incassa la risposta per quello che è: la conferma del fatto che Douglas non è il solo giovane al quale Wilde si è accompagnato nel corso degli ultimi anni.

Alla seconda udienza, Wilde non si presenta. Il suo avvocato lo ha convinto a rinunciare e cerca di negoziare un’uscita onorevole.

Riesce ad evitare la sfilata dei testimoni, ma non la formula finale, con la quale la giuria chiude il processo: non solo Queensberry è innocente del reato di calunnia, ma ha avuto ragione, per il bene pubblico, a sollevare la questione.

La formulazione della sentenza, alla luce della legislazione vigente in tema di sodomia, rende inevitabile un secondo processo, questa volta con Wilde come imputato.

Gli amici più fidati scongiurano Wilde di riparare in Francia.

oscar il giudiceMa il poeta preferisce restare ad aspettare la sua sorte. Preferisce affrontare gli eventi che l’onta della fuga.

Poco dopo è arrestato per il reato di atti osceni.

Il processo si conclude con una condanna a due anni.

La sentenza viene pronunciata il 25 maggio 1895. Il giudice che la emette la commenta così : “Non posso che pronunciare la condanna più severa prevista dalla legge. A mio avviso essa è totalmente inadeguata in un caso come questo. …

…continua