“Casanova” di Stefan Zweig

“Cio’ che altri devono inventare, lui lo ha appreso respirando…

Parte con una formidabile stroncatura  il saggio su Giacomo Casanova di Stefan Zweig ( Casanova, edizioni Castelvecchi)

La presenza di Casanova nel Pantheon dei geni creativi è “tanto poco giustificata quanto quella di Ponzio Pilato nel credo religioso”.

I suoi versi sono “improvvisati”  e “puzzano di muffa accademica”.

Il suo romanzo utopistico Isocameronè “ampolloso” e per leggerlo ci vuole la “pazienza di un agnello sotto una pelle d’asino”

“Casanova – scrive Zweig – non appartiene alla nobiltà poetica più di quanto appartenga all’almanacco del Gotha; parassita in entrambi i casi, intruso senza rango ne’ diritti”.

Com’è allora, si domanda Zweig, che nonostante la sua innegabile mediocrità letteraria, Casanova ha ancora un posto di rilievo nella letteratura mondiale?

“Con ogni probabilità, la sua Iliade erotica continuerà a vivere e a trovare lettori infiammati quando già da tempo La Gerusalemme liberata e Il pastor fido avranno raccolto la polvere del tempo sui loro alti scaffali, solenni e non lette antichità storiche”

Il segreto del successo di Casanova non è il modo di descrivere e raccontare la propria vita, dice Zweig, ma il modo in cui la visse!

Mentre altri letterati hanno sacrificato gran parte dell’esistenza alla costruzione  della propria immortalità, Casanova non ha rinunciato “a un briciolo della propria gioia, a un’ora del suo sonno, a un minuto del suo piacere.

Solo quando, ormai vecchio e malandato, è ormai messo alla porta da tutti, oltre che respinto e deriso dalle donne, decide di scrivere la sua storia.
Per intrattenere se stesso, per crearsi, attraverso quelle pagine, “un surrogato della vita che gli veniva a mancare”.

E che storia viene fuori da quelle pagine!

Cio’ che altri devono inventare, lui lo ha appreso respirando.…[…] Nessun poeta del suo tempo ha inventato tante situazioni e variazioni quante ne ha vissute Casanova e nessun uomo si è mai lanciato attraverso curve così ardite attraverso tutto il secolo”

Raramente- scrive Zweig -i poeti hanno una biografia e ugualmente di rado gli uomini che ne hanno una sono capaci di raccontarla.

“Casanova rappresenta una meravigliosa eccezione, quasi unica nel suo genere : un uomo appassionato, una memoria dannata, un carattere senza freni, che si mette a raccontare la propria grandiosa vita senza vincoli morali, senza malefici poetici, senza ricami filosofici e invece con tutta obiettività, proprio com’è stata: fervida, rischiosa, lasciva, ma sempre emozionante e piena di imprevisto.


E la racconta non per ambizione letteraria o per millanteria, per fare penitenza o per esibizionistica brama di confessione, ma senza ritegni e fisime, proprio come un veterano che racconta la sua vita all’osteria con una pipa tra i denti”


E’ una fortuna che Casanova non abbia nemmeno per una attimo pensato a “scrivere per la gloria”, cioè per le generazioni future. (“ Solo chi non persegue alcun scopo arriva ad una sincerità così spregiudicata e perciò così elementare”).

” Lo si può disprezzare per la sua mancanza di principi e per la poca serietà morale, lo si puo’ smentire come storico e disconoscere come artista.

Impossibile, però, farlo morire di nuovo, perchè, malgrado tutti i poeti e pensatori, il mondo non ha inventato da allora un racconto più romantico della sua vita e nessun personaggio più fantastico di Casanova “.

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