L’UMORISTA E’ UNO CHE FA IL COMODO PROPRIO.

Achille_Campanile_1942Il vero umorismo, per me, è eversivo: si sostanzia nel rovesciamento dei luoghi comuni, è sorpesa continua, paradosso, sberleffo.

E vero, grande umorista, secondo me il più grande della nostra letteratura, è stato Achille Campanile.

Insisto sul grande e su letteratura, anche perchè dire che Campanile è stato solo un umorista è riduttivo.

Fu anche scrittore raffinato, con un’impronta particolare e riconoscibile, prosatore attento, preciso, impeccabile.

Ma lasciamo la parola a lui.

Ecco cosa ci dice dell’umorismo.

« L’umorista tra l’altro è uno che istintivamente sente il ridicolo dei luoghi comuni e perciò è tratto a fare l’opposto di quello che fanno gli altri.
Perciò può essere benissimo in hilaritate tristis e in tristitia hilaris, ma se uno si aspetta che lo sia, egli se è un umorista, può arrivare perfino all’assurdo di essere come tutti gli altri “In hilaritate hilaris e in tristitia tristis” perché, e questo è il punto,
l’UMORISTA E’ UNO CHE FA IL COMODO PROPRIO.
E’ triste o allegro quando gli va di esserlo e perciò financo triste nelle circostanze tristi e lieto nelle liete. »

Ed ecco un esempio della sua poetica del rovesciamento del luogo comune

E’ un passo sorprendente del suo primo romanzo “MA CHE COS’E’ QUESTO AMORE?”, scritto da Campanile nel 1927, quando aveva 28 anni.

Siamo nello scompartimento di un treno.
Carlo Alberto, il protagonista del romanzo cerca di interessare una bella sconosciuta raccontandole una storia.
E’ una specie di barzelletta, e riguarda un tale che scende in un albergo a Perugia e, in mancanza di camere libere, viene messo a dormire con un pellirossa.
La storia è un po’ complicata e Carlo Alberto, ad un certo punto si accorge di non ricordarne nemmeno il finale.
A questo un “signore biondo ossigenato” che sta seduto nello scompartimento dà segni di voler parlare e, fra l’impressione generale dice:

“- Signore quel tale ero io.
– Era lei?
– Ero io. Però- aggiunse subito- la cosa non andò precisamente come ella ha narrato. Anzitutto, il fatto non avvenne a Perugia, ma nelle vicinanze di Roma. Poi non si trattava di un albergo, ma di un bosco. In terzo luogo è completamente inventato il particolare del pellirossa.

Allora tutti dissero incuriositi:
– Ci racconti, ci racconti come veramente andò la cosa.

Il signore biondo non si fece pregare e cominciò subito a dire:
– Avevo vent’anni ed ero inesperto della vita. Una sera, tornando a casa dopo il lavoro, mi accorsi di essere seguito da una donna. Affrettai il passo. Per qualche sera si ripetè la stessa scena.
Non contenta di seguirmi, quella donna cominciò a farmi pervenire lettere ardenti, e, come dovetti accorgermi in seguito, menzognere, perchè sotto l’apparenza dell’innamorata, costei non era che una seduttrice.
Senza scoraggiarsi dei miei rifiuti, ella giunse persino a passeggiare ore e ore sotto le mie finestre e a cantarmi qualche serenata finchè io, giovane e senza difesa, finii per cedere alle lusinghe d’un amore che doveva essermi fatale. Ad un primo appuntamento, ne seguì un secondo, poi un terzo e alla fine ci vedemmo tutti i giorni. Io pregavo spesso la donna di presentarsi ai miei genitori per una regolare domanda.
Ma ella faceva orecchi da mercante rimandando la cosa da un giorno all’altro.
Una triste sera mi accorsi di essere prossimo ad diventare padre. Costei cominciò a mancare ai convegni e , il giorno in cui avrebbe dovuto regolare la nostra situazione, ella scomparve e mai più la rividi.
Confessai tutto piangendo, ma fui cacciato di casa.
Così mi trovai solo nel mondo, dopo essere stato sedotto, reso padre e abbandonato”.

achille2.1jpgCosa c’è di più convenzionale di questa storia? E cosa c’è di più convenzionale del linguaggio usato per raccontarla? Del riferimento a lettere ardenti, rifiuti, passeggiate sotto le finestre, serenate, orecchie di mercante, situazione da regolarizzare, abbandono dopo la seduzione?

E che cosa la rende sorprendente, surreale e, per questo esilarante?
Il fatto “eversivo” che il protagonista di questa storia non sia una donna, ma un uomo.

Questo è l’umorismo di Achille Campanile.

FILIPPO CUSUMANO

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