“Non posso fare a meno di un altro e l’unico altro sei tu” – Il “compagno segreto di Sigmund Freud

freudfliess Nella foto che vedete qui accanto sono ritratti due grandi amici.
Uno dei due è uno degli uomini forse più geniali della storia, cioè SIGMUND FREUD.

L’altro è WILHELM FLIESS, suo compagno segreto e “sparring partner” intellettuale per diversi anni.

Per quindici anni, nel periodo più intenso e importante, dal punto di vista scientifico, della sua vita, Freud tiene con il collega Wilhelm Fliess , di due anni più giovane di lui, una corrispondenza quasi giornaliera.

I due si conoscono quando Fliess, arrivato a Vienna nel 1887 per la specializzazione, riceve da un amico il consiglio di frequentare le lezioni che Freud teneva sull’anatomia e la fisiologia del sistema nervoso.

Ben presto tra i due si afferma un rapporto di amicizia e già nella sua prima lettera, nel novembre del 1887, Freud si esprime così :

” Egregio amico e collega,
la mia lettera odierna è dettata da un motivo professionale; devo però iniziare confessando che spero di poter proseguire il rapporto con Lei, e che Lei mi ha lasciato una profonda impressione, la quale potrebbe facilmente indurmi a comunicarLe schiettamente in quale categoria di uomini sento di doverLa collocare.”

E’ la prima di una lunga serie di lettere tra i due. Quelle di Fliess sono andate perdute, mentre quelle di Freud a Fliess, circa 300, ci sono arrivate ( e la storia del loro acquisto e della loro pubblicazione nel 1985 è, a dir poco, romanzesca).

Attraverso l’intestazione delle lettere, che diviene con il tempo sempre più confidenziale, è possibile seguire l’evolvere della loro amicizia: dal formale “Egregio amico e collega” si passa allo “ Stimato amico”, e nel 1892 il Sie (Lei) lascia il posto ad un più familiare Du (tu).

Le lettere hanno vari motivi d’interesse.

Harold_Bloom_1175088470032881In primo luogo letterario. Harold Bloom ha scritto che basterebbe questo epistolario per considerare Freud uno dei più grandi scrittori del novecento.

Ovviamente le lettere sono interessanti anche dal punto di vista scientifico.
Come ho detto sopra Freud utilizza l’amico come sparring partner intellettuale: gli espone le sue idee, via via che le va costruendo, sollecitandolo ad esprimergli il suo pensiero in proposito. Spesso arriva persino ad allegare alle lettere le minute dei testi che va elaborando.

Tre delle opere fondamentali di Freud ( Studi sull’isteria, L’interpretazione dei sogni, Psicologia della vita quotidiana) prendono forma proprio nel periodo del rapporto di Freud con il suo “compagno segreto”.

Le lettere hanno, infine, un grandissimo valore umano. Consentono di esplorare un aspetto della vita di Freud che, probabilmente, senza questo carteggio, sarebbe rimasto per sempre in ombra.

Il rapporto tra Freud e Fliess sin dall’inizio si presenta con le caratteristiche di una relalzione amorosa, probabilmente reciproca, ma asimmetrica, cioè più sentita da parte di Freud.

Ecco cosa scrive Freud all’amico nel 1898, undici anni dopo il loro primo incontro:

“Sono contento ancora una volta di aver capito già 11 anni fa che mi era necessario amarti per poter arricchire la mia vita”

Ed ecco quello che scrive un anno dopo:

“Non ci può essere alcun sostituto per il contatto che una particolare, quasi femminile parte di me richiede”

E in una lettera del 1901:

“Come sai, nella mia vita una donna non è mai stato il sostituto di un compagno, di un amico”

Tra Freud e Fliess le cose finiscono nel peggiore dei modi.

FliesseFliess ricambia le confidenze scientifiche dell’amico, raccontandogli a sua volta i progressi che va facendo nel formulare alcune sue a dir poco singolari teorie.
Secondo Fliess l’espressione della periodicità delle attività vitali è da ricercare nel fenomeno delle mestruazioni
Ritiene di aver trovato la chiave di questa periodicità nell’applicazione di due numeri, il 28 e il 23.
Il primo deriva dalla periodicità naturale del ciclo mestruale, il secondo dall’intervallo tra la fine di un ciclo mestruale e l’inizio del successivo.
In più ritiene possibile concepire la bisessualità in ogni essere umano, e che il numero 28 sia espressione della componente femminile e il numero 23 di quella maschile.

Questi “periodi“ determinano, secondo Fliess, le fasi della nostra crescita, l’epoca delle nostre malattie, la data della nostra morte.
Fliess ritiene che tale ordine periodico interessi l’intero regno animale.
L’opera principale di Fliess, Der Ablauf des Lebens (“Il ritmo della vita“) del 1906 suscita un certo fermento a Berlino e a Vienna.

L’amicizia tra i due si incrina per il crescente scetticismo manifestato da Freud nei confronti delle teorie dell’amico.

Freud, che non intende rinunciare a questa amicizia, per circa due anni tenta di ricostituirla, giungendo perfino a proporre all’amico di scrivere insieme un libro sulla bisessualità dove lui si potrebbe occupare della parte clinica, mentre Fliess di quella anatomica e biologica.

Fliess, ormai diffidente, non accetta l’offerta anche perché ormai convinto che Freud iin realtà miri ad impadronirsi della sua scoperta.

La situazione precipita definitivamente quando nel 1904, Fliess scrive, chiedendo chiarimenti, a Freud: ha saputo che un giovane viennese, Otto Weininger , psicologo e filosofo, rivendica la primogenitura della teoria della bisessualità ed accusa esplicitamente Freud di aver fatto importanti rivelazioni al suo allievo Swoboda, intimo amico di Weininger.

Il conflitto diventa insanabile, nonostante i tentativi di Freud di ricucire, e i due smettono per sempre di incontrarsi e di scriversi.

P.S.

Nel 1935 Freud, in una lettera a una madre americana il cui figlio è omosessuale, scrive:

“L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso, non è un vizio né una degradazione e non può essere classificata come malattia (…).
Molti individui altamente rispettabili del passato e del presente sono stati omosessuali e tra loro alcuni
degli uomini più celebri che siano mai esistiti (Platone, Michelangelo,Leonardo da Vinci, ecc.)
E’ una grande ingiustizia e anche una crudeltà perseguitare l’omosessualità come un crimine”.

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N.B. Per la costruzione di questa nota ho utilizzato alcune informazioni tratte dal saggio di Gianna Sarra “La sindrome di Eloisa”.

FILIPPO CUSUMANO

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