Month: luglio 2009

Oscar Wilde in love-seconda parte- La prigione

osca-bosie.3jpgIl primo carcere del quale Wilde fa esperienza, nello scontare la sua pena, è quello di Pentonville, a nord di Londra.
Unico ospite di una cella di quattro metri per due, il prigioniero vive in un isolamento pressoché assoluto. Nell’unica ora d’aria scende in cortile e come tutti gli altri prigionieri gira in tondo, battendo aritmicamente i piedi.
Non può comunicare, per regolamento, con gli altri detenuti e le guardie carcerarie sono pronte a segnalare alla direzione ogni più piccolo tentativo di violare questa regola da parte dei detenuti.
Il lavoro è frustrante e ripetitivo. In ogni cella vengono portate delle grosse funi ed ogni detenuto passa la sua giornata, salvo l’interruzione del pranzo e dell’ora d’aria, a sminuzzarle in stoppa.

Il vitto è ben lontano da quello cui il poeta, da tutti descritto come un mangiatore ghiotto e insaziabile, è stato abituato: verdura, zuppa d’avena per pranzo, tè ed una fetta di pane per cena.

La notte è lunghissima e tormentata. Alle sette le luci vengono abbassate e, per ben undici ore, fino alla sveglia delle sei del mattino dopo, ai prigionieri non resta altro che cercare di riposare distesi sopra un durissimo tavolaccio.
“Lo scopo del tavolaccio è produrre l’insonnia- scriverà ad un amico- E immancabilmente ci riesce. E’ un castigo rivoltante ed ignorante”
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Ma la fame e l’insonnia non sono debilitanti per il poeta quanto la condanna all’isolamento.

Non può comunicare, né ricevere notizie.
Ai detenuti è concesso di ricevere solo quattro lettere all’anno.
Le lettere possono contenere informazioni sui familiari, ma non possono fare il minimo cenno a qualsiasi altro evento del mondo esterno.
Il limite non riguarda soltanto le lettere, ma anche quello dei destinatari, selezionabili solo nella lista delle persone rispettabili.
Sono inoltre concesse quattro visite all’anno, della durata di venti minuti l’una.
Non potendo comunicare con lui, la stampa, che si è buttata con avidità sullo scandalo, pubblica, dandole come notizie, alcune congetture sulle condizioni di salute del poeta, che viene descritto come gravemente debilitato e sulla via di perdere il lume della ragione.

Dopo la visita di un deputato liberale, Richard Haldane, che fa parte della Commissione per la Riforma delle Carceri, le autorità decidono il suo trasferimento nel carcere di Wandsworth, a sud di Londra.
Qui , dopo uno svenimento dovuto alla debolezza e alla cattiva alimentazione, viene ricoverato per un breve periodo in infermeria.


Due specialisti ricevono l’incarico di visitarlo accuratamente, ma prima di farlo, si soffermano a scrutarne il comportamento dallo spioncino dell’infermeria e lo sorprendono a deliziare con la sua verve affabulatoria gli altri ammalati, gioviale e brillante, nonostante le condizioni al contorno, come tutte le volte che gli riesce di avere un uditorio attento e ammirato

Ed ecco che un giorno, mentre ancora soggiorna nell’infermeria, che gli arrivano per la prima volta notizie di Bosie.

Bosie1894“Mi si fa uscire dall’infermeria- scrive a Bosie nel De Profundis- dove giaccio gravemente ammalato, per ricevere dal direttore del carcere un messaggio particolare da parte tua. Egli mi legge infatti una lettera indirizzatagli da te, in cui ti dichiari interessato a pubblicare un articolo “sul caso di mister Oscar Wilde” sul Mercure de France e ansioso di ottenere il mio consenso di pubblicare una scelta di brani: da quali lettere? Quelle che ti avevo scritto dal carcere di Holloway! Quelle lettere che avrebbero dovuto essere per te cimeli sacri e segreti più di ogni altra cosa al mondo!”

Wilde è inorridito dalla disinvoltura e dalla insensibilità dell’amico, che vuol dare in pasto “all’avida curiosità dei feuilletoniste” e dei “piccoli dandies del Quartiere Latino” delle lettere così intime e dolorosamente intrise di disperazione. Punta ad una riduzione della pena e per ottenerla ha bisogno di far dimenticare la sua vicenda il più possibile.

Bosie, che ha vissuto la storia come un momento esaltante della sua lunga lotta con il padre, è invece desideroso di gloriarsene ancora, di essere nuovamente al centro dell’attenzione.

Nel novembre del 1895, mentre ancora si trova nel carcere di Wandsworth, Wilde viene citato in giudizio dai suoi creditori.
Non essendo in condizione di pagare, subisce l’umiliazione di essere convocato dal tribunale fallimentare.
Emergono, alla fredda luce dei rendiconti contabili, i particolari di una vita dissipata e senza regole.
Incapace di indicare al giudice quanto fosse solito spendere, più o meno, in un anno, Wilde viene messo di fronte alla minuziosa ricostruzione delle sue uscite tenuta diligentemente dai suoi fornitori.
Saltano fuori soggiorni in alberghi costosi, cene a base di brodo di tartaruga, sofisticati patè fatti arrivare direttamente da Strasburgo, vini d’annata serviti in grandi quantità, perfino gemelli da polso con diamanti disegnati dal poeta e fatti realizzare da un artigiano per farne omaggio a Bosie ( Wilde non li ha pagati e Bosie li ha rivenduti per quattro soldi nella prima occasione in cui si è trovato a corto di quattrini).

La dichiarazione di fallimento è l’umiliazione più grande.
Anche se può sembrarti strano che uno che si trovi in una situazione terribile come la mia faccia differenza tra una ignominia e un’altra, pure ti dico francamente che la follia di sperperare per te tutto quel denaro, e di lasciarti dilapidare il mio patrimonio a tuo, come a mio danno, dà alla mia bancarotta una nota di dissolutezza volgare che mi fa vergognare doppiamente ai miei stessi occhi. Ero fatto per altre cose.”

Dopo il processo presso il tribunale fallimentare, Wilde viene trasferito in un terzo carcere, quello di Reading, ad una cinquantina di chilometri da Londra. Durante il trasferimento subisce la più mortificante delle umiliazioni. Vestito con l’abito da forzato e con le manette ai polsi, è costretto a stare per mezz’ora in attesa nella pensilina di una stazione, completamente esposto al ludibrio della folla, che ha riconosciuto in lui il brillante commediografo caduto in disgrazia.

oscar-la mogliePoche settimane dopo il suo arrivo a Reading, il 19 febbraio 1896, Wilde riceve la visita della moglie, che nonostante sia afflitta da gravi problemi di salute, ha affrontato un gravoso viaggio da Genova, città nella quale dopo lo scandalo si è rifugiata con i suoi figli, per comunicargli di persona la notizia della scomparsa della madre, morta due settimane prima all’età di settant’anni.
Per Wilde è un colpo terribile.oscar-la madre

Anche in questa occasione Bosie dimostra la sua insensibilità.

“Nessuno meglio di te sa quanto profondamente amavo e veneravo mia madre […].Mia moglie, a quel tempo buona e compassionevole con me, perché non dovessi apprendere la notizia da labbra indifferenti o estranee, affrontò, malata com’era, il viaggio da Genova all’Inghilterra per prepararmi lei stessa all’annuncio di una perdita così irreparabile, così irrimediabile. Messaggi di partecipazione al mio dolore mi giunsero da tutti coloro che avevano ancora dell’affetto per me. Perfino molti che non mi conoscevano personalmente, avendo appreso quale nuovo dolore fosse entrato nella mia vita spezzata, scrissero chiedendo che mi venisse riferita qualche espressione delle loro condoglianze. Tu solo te ne sei stato da parte, non mi hai mandato una parola, non mi hai scritto una lettera. Di azioni simili, è meglio dire come Virgilio a Dante a proposito di coloro le cui vite sono state prive di nobili impulsi e superficiali nelle intenzioni: Non ragionar di lor, ma guarda e passa”.

FILIPPO CUSUMANO

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Oscar Wilde in love – Prima parte- “E’ in tutto e per tutto simile ad un narciso- così bianco e oro”

Comincio qui una storia che richiede lo spazio di più note .Racconterò di Oscar Wilde e del suo amore per Alfred Douglas.Questa è la prima puntata.

oscar7wildeVerso la fine di giugno del 1891 Lionel Johnson, un giovane aristocratico londinese, che ha letto per 14 volte “Il ritratto di Dorian Gray” accompagna il cugino Lord Alfred Douglas da Oscar Wilde, autore del romanzo e glielo presenta.

Figlio minore del Marchese di Queensberry, Lord Douglas ( detto Bosie) aveva una carnagione molto pallida, capelli biondi, occhi chiari ed una corporatura minuta.

Nelle foto che lo ritraggono con Wilde appare visibilmente più piccolo di lui ( che era tuttavia di statura molto superiore alla norma).

Secondo Douglas, Wilde passò il tempo ad assediarlo riuscendo nella conquista dopo circa sei mesi.

Di lì a poco, in una lettera ad un amico, Oscar scrive parole inequivocabili: “Mio caro Bobbie, Bosie ha insistito per fermarsi qui a mangiare dei sandwich. E’ in tutto e per tutto simile ad un narciso- così bianco e oro.[…] E” talmente stanco: giace sul divano come un giacinto ed io lo venero “.

bosie1890Dal novembre 1892 al dicembre 1893 i due non si separano mai. Oscar ha poca voglia di nascondere la relazione che ogni giorno lo prende sempre di più, ma Douglas è addirittura ansioso di esibirla.

Chi invece è enormemente preoccupato da questa relazione è il padre di Bosie.

John Sholto Douglas, nono marchese di Queensberry, è un uomo singolare (ha ereditato un enorme patrimonio, dilapidandone la metà in scommesse sui cavalli).

Le dicerie sulla vita che conducono i due corrono per tutta Londra.

Bosie, da tempo frequenta una cerchia di giovani prostituti pronti a concedersi per qualche sterlina o per un buon pasto in un ristorante alla moda . A questa passione ha introdotto anche Wilde . I due, per trovare le loro “prede” si avvalgono dei servigi di un certo Alfred Taylor, vero e proprio tenutario di un bordello maschile. Ai giovani prostituti con i quali si incontra Wilde dispensa spensieratamente denaro, portasigarette in oro o argento e altri regali. E’ generoso, cordiale, brillante. Parlerà poi di quel periodo come del periodo in cui ” banchettava con le pantere”.

I giovani sono infatti molto avidi e spregiudicati e spesso pronti al ricatto. Da pochi anni ( 1885) è stata approvata in Inghilterra una legge, il Criminal Law Amendment Actc, che per la prima volta vieta gli atti osceni tra maschi adulti consenzienti ( si dice che la Regina Vittoria , avendole qualcuno fatto notare che non era prevista alcuna sanzione per le donne, abbia liquidato seccamente le questione, dicendo :”Nessuna donna farebbe mai una cosa simile”). Il rischio che, con la loro condotta ostentata ed ogni giorno più imprudente i due corrono è quindi un rischio reale e piuttosto grave: la pena prevista era quella della “detenzione fino ad un massimo di due anni, con o senza lavori forzati”.

QUEENSBINaturale quindi che il Marchese di Queensberry si preoccupi delle conseguenze che la relazione può avere sulla reputazione, ma anche sulla fedina penale del figlio.

Dopo vari tentativi di convincere quest’ultimo a troncare la relazione e un’irruzione con minacce in casa di Wilde rimasta priva di effetti, decide di passare a provocare il drammaturgo in maniera plateale.

Va a trovarlo all’Albermarle Club e, non trovandolo, gli lascia un biglietto che dice “A Oscar Wilde che posa da sondomita ( sic: “somdomite”)..

Bosie, che odia il padre profondamente, convince a questo punto Wilde a citare in giudizio il marchese per calunnia.

Il 9 marzo ha inizio il processo.

L’avvocato che difende Queensberry è Edward Carson (v.foto) , compagno di studi di Wilde al Trinity College di Dublino. Wilde accoglie la notizia con leggerezza: “Sarò interrogato dal vecchio Ted Carson. Farà senz’altro la sua parte con quel tanto di cattiveria tipica di un vecchio amico”

Quello che non immagina è che, mentre lui e Bosie, approfittando di un rinvio delle udienze, si assentano per alcuni giorni per recarsi a Montecarlo, Carson esamina le prove raccolte da alcuni investigatori privati sguinzagliati nei posti più malfamati di Londra che hanno scovato tutti i giovani prostituti frequentati dalla coppia: lacchè, fattorini, stallieri, camerier, studenti, tutti personaggi già noti alla polizia, così come il loro “protettore” Alfred Taylor.

carsonAlla ripresa del processo Carson incomincia, nell’interrogatorio di Wilde, a chiedergli di coomentare i suoi scritti.

Wilde risponde da par suo.

Carson legge diversi passi de “Il ritratto di Dorian Gray” scegliendo quelli che alludono a rapporti amorosi tra persone dello stesso sesso. Quando Carson insinua che il romanzo sia un libro perverso, Wilde replica in maniera sprezzante: “ Forse, ma solo per i bruti e gli ignoranti. Le opinioni dei filistei sono di una stupidità incommensurabile”.

Dal romanzo Carson passa alle lettere personali. “Ragazzo tutto mio”, legge ad alta voce, citando le parole d’attacco di una lettera scritta da osca a Bosie. “Perché un uomo della vostra età si rivolge ad un giovane di vent’anni più giovane di lui chiamandolo ragazzo tutto mio ?”

Per un po’ continua la schermaglia tra l’ironia di Carson e le risposte sprezzanti di Wilde. Vengono letti passi sempre più espliciti delle lettere di Oscar a Bosie Vengono fuori, lette dalla voce volutamente incolore e spoetizzante di Carson, espressioni come “le tue labbra di petalo di rosa rossa”, “la tua flessuosa anima aurata “.

bosie4L’avvocato procede facendo in modo di lasciare alla fine le lettere più ardite, in un crescendo che lascia il pubblico e la giuria con il fiato sospeso. “Ragazzo carissimo tra tutti, la tua lettera era deliziosa, vino rosso e dorato per me; ma io sono triste e sconsolato; bosie non devi fare scenate con me. Mi uccidono sciupano le bellezze della vita… Devo vederti presto. Tu sei l’oggetto che mi manca, l’oggetto di grazia e di bellezza… Perché non sei qui, mio caro e meraviglioso ragazzo?”

Alla fine di queste citazioni, Carson pone al teste la domanda cruciale, gli chiede cioè se sia questo il tipo di lettera che un uomo scrive ad un altro uomo. Wilde crede di cavarsela con la solita risposta evasiva.

Asserisce che quella lettera è semplicemente la prova del suo affetto e della sua ammirazione per Lord Douglas. Ma Carson lo incalza : “Non pensate che adulare un giovane, in pratica corteggiarlo, sia la stessa cosa che corromperlo?”.

L’avvocato non molla la presa.

osca-bosie.3jpgDalle lettere di Wilde passa ai ricattatori che le hanno utilizzate: fattorini e stallieri che hanno varcato con il poeta la soglia dei locali più esclusivi di Londra, condividendo con lui cibi sofisticati e fiumi di champagne. “Non è strano– incalza Carson- che un uomo di più di quarant’anni prediliga con tanta insistenza la compagni di uomini così giovani?”. Wilde non rinuncia alla battuta “Per me la gioventù, il solo fatto della gioventù, è così meraviglioso che preferirei chiacchierare per mezz’ora con un giovane che essere interrogato in tribunale

Carson incassa la risposta per quello che è: la conferma del fatto che Douglas non è il solo giovane al quale Wilde si è accompagnato nel corso degli ultimi anni.

Alla seconda udienza, Wilde non si presenta. Il suo avvocato lo ha convinto a rinunciare e cerca di negoziare un’uscita onorevole.

Riesce ad evitare la sfilata dei testimoni, ma non la formula finale, con la quale la giuria chiude il processo: non solo Queensberry è innocente del reato di calunnia, ma ha avuto ragione, per il bene pubblico, a sollevare la questione.

La formulazione della sentenza, alla luce della legislazione vigente in tema di sodomia, rende inevitabile un secondo processo, questa volta con Wilde come imputato.

Gli amici più fidati scongiurano Wilde di riparare in Francia.

oscar il giudiceMa il poeta preferisce restare ad aspettare la sua sorte. Preferisce affrontare gli eventi che l’onta della fuga.

Poco dopo è arrestato per il reato di atti osceni.

Il processo si conclude con una condanna a due anni.

La sentenza viene pronunciata il 25 maggio 1895. Il giudice che la emette la commenta così : “Non posso che pronunciare la condanna più severa prevista dalla legge. A mio avviso essa è totalmente inadeguata in un caso come questo. …

…continua

…E LO CHIAMANO PLAGIO

Excursus su Scarpa, Wells, Camilleri, Calvino e Borges: scrupoli letterari e copie (involontarie)

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Da ultimo – ma proprio l’altro giorno – è capitato al vincitore 2009 dello Strega, Tiziano Scarpa. Nel senso che qualcuno ha insinuato il sospetto di una più che vaga somiglianza del romanzo vincitore con una storia altrui scritta negli anni ’50. Il volgo, al solito, ha tradotto in soldoni ed è iniziato il passaparola devastante di chi ha ascoltato da altri che hanno letto o sentito dire che quello diceva che l’altro aveva scritto che… infilando così il loop diabolico che ti porta dritto al Piazzale Loreto della reputazione.

Scarpa dice: io non ho mai letto quella storia. Faranno fatica a credergli. Io invece gli credo o almeno gli accordo il beneficio del dubbio. Perché sono un ingenuo idealista? In parte. Perché anch’io uso carta e penna e quindi un po’ sono pratico? In parte. Perché sono bastian contrario? Più che in parte.

Cominciamo con l’interrogarci su come funziona l’ispirazione artistica in generale e quella letteraria in particolare. L’idea folgorante che sprona l’autore a realizzarla su carta su tela su pietra su pellicola, da dove arriva? C’è un mondo delle idee artistiche dove ciascuno va ad attingere la propria?

Sembrerebbe di sì. Niente di sicuro, ovviamente, ma si vocifera che un certo tipo di dimensione metafisica dove riposano le idee dell’arte ci sia, o almeno esista qualcosa del genere. È un po’ come l’esistenza di Dio, si raccolgono indizi qua e là della sua presenza senza poterli oggettivare, parola difficile che significa de-finire, de-limitare, ridurre a categoria mentale in modo da trarne castelli di conclusioni campate per aria. Gli indizi metafisici fuggono sfuggono si sfilano, così veloci e inafferrabili da lasciarti più ignorante di prima. L’importante è saperlo, diceva qualcuno che se ne intendeva.

Comun que, come in tutti i mondi metafisici, anche in quello dell’arte le cose funzionano così, gli indizi sfilano fuggono sfuggono su carta su tela su pietra su pellicola, dove cacchio vanno, buon Dio, ma soprattutto: da dove arrivano… Sunt qui dicunt, cominciavano così certi discorsi i Romani, quando non volevano sbilanciarsi – il che significa che erano proprio presi male, dato che erano famosi per essere di solito pragmatici e decisionisti: iacta alea est insegna – c’è chi sostiene che le trame letterarie siano circa una cinquantina (credo di essermi accodato anch’io alla moltitudine di tali pensatori in qualche mio scritto) e che le varianti siano costituite da esercizi di stile. Può essere: qualunque storia si può ridurre alla sua cruda linearità cronologica fino a farla coincidere con una sorta di archetipo narrativo, una matrice dalla quale si possono sfornare storie a sporte. I formalisti l’hanno dimostrato. E questo è un indizio.

L’altro indizio, ben più inquietante, è quando capita di scrivere qualcosa già scritto da un altro, in un’altra regione della terra e in tutt’altra epoca del mondo. Vale a dire che i due autori, separati dal tempo o dallo spazio o da tutte e due le dimensioni insieme, hanno avuto o attinto la stessa idea e l’hanno sviluppata allo stesso modo, senza sapere niente l’uno dell’altro. A volerla fare semplice, giacché Platone ha fatto la fatica per noi, si potrebbe dire che essendo l’arte di per sé mimetica, in quanto copia qualcosa che è già copia, è naturale che si producano più copie, e a diversi livelli di dignità, della stessa Idea, secondo il rapporto platonico: Idee -> Realtà = copia delle Idee -> Arte = copia della Realtà, quindi copia di copia.

Non so se sia così semplice, ma so che accade. Accade che tu scrivi una storia bellissima (tutte le storie quando le scrivi ti sembrano bellissime, specie se sono le tue prime storie, specie se è la prima storia in assoluto), credi di essere stato un campione di originalità, e poi un giorno, così, a tradimento, ti bisbigliano (un articolo di giornale, un riferimento bibliografico, una notizia enciclopedica, una chiacchiera, più raramente la lettura della fonte sosia, per fortuna, perché quando ti capita di leggere direttamente l’altro ti prende un colpo) ti bisbigliano che qualcuno quella bellissima storia e quell’originalissimo soggetto li ha già scritti. Ed essendo tu arrivato per secondo, è normale che la gente pensi male: hai visto da chi ha copiato l’infingardo? Cioè: ti fa male essere stato fregato, più che altro dal destino impietoso perché il primo autore non ha nessuna colpa, ma quello che più ti logora è il venticello della calunnia: vaglielo a spiegare che il caso ha voluto che la stessa Idea circolasse in due cervelli contemporaneamente o, ancora peggio, a distanza di giorni, mesi, anni, secoli – più aumenta il lasso temporale meno credibile è la dichiarazione di innocenza – senza che uno abbia mai letto una riga scritta dall’altro, a costo di apparire di un’ignoranza abissale: “ho scritto un romanzo che parla di due promessi sposi ostacolati nei loro propositi da un paio di fetentoni, ma giuro che non ho mai letto Manzoni, non so neanche se era un pittore o uno scrittore, giuro, mi confondo sempre”. Meglio ignoranti che plagiari.

A me è capitato con il mio primo racconto propriamente detto – vale a dire quello che poteva essere licenziato senza troppa vergogna come racconto – che fu addirittura acquistato dalla RAI quasi vent’anni fa e poi non se ne fece più nulla, sicché mi ritrovo il mio bel contratto in busta azzurra senza sapere se poi lo sceneggiato radiofonico l’hanno fatto o se si sono sbellicati dalle risate ancora prima di cominciare. Per la cronaca: era un racconto dell’orrore.

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Molto tempo dopo averlo scritto mi capitò di leggere l’introduzione di Sam Moskowitz ad una collezione di racconti di fantascienza (Il futuro era già cominciato, Oscar Mondadori 1990) e di scoprire che nel numero di novembre 1898 della rivista “Pearson’s Magazine” Herbert George Wells aveva pubblicato il racconto The Stolen Body, storia di un tale che lascia il corpo e si proietta mentalmente in altre dimensioni, salvo poi tornare e trovare nel proprio corpo un’altra entità abusiva. Mi sono dato un pizzicotto per crederci: l’idea era la stessa sviluppata da me senza aver mai letto una riga di Wells, nemmeno La guerra dei mondi. Potevo ritenerlo anche uno scherzo del destino, che talvolta va giù pesante, oppure un incidente che fatalmente capita agli scrittori clandestini (categoria particolare di scrittori – alla quale fino a qualche tempo fa mi pregiavo di appartenere, poi mi hanno sgamato ed eccomi qua – categoria che non coincide necessariamente con quella dei dilettanti né con quella dei geni incompresi). Son cose che succedono, ti dicono. Antipatiche coincidenze. Ma che il protagonista del mio racconto si chiamasse Herbert (beffarda fatalità: proprio come Wells), era anche questa un’antipatica coincidenza?

Dottore, ho un problema: scrivo cose già scritte da altri, senza infamia da parte mia, ma sicuramente senza lode. Si può fare qualcosa? Pensi perfino che sia un tuo problema, e dannatamente serio, visto che i cosiddetti colleghi, meno clandestini ma comunque abbottonatissimi, nulla dicono e muti stanno (‘sti pesci in barile…)

Poi finalmente apri l’inserto culturale di Repubblica, vedi un bell’articolo con fotografia di Camilleri dal titolo Quando scrivevo come Amado, e pensi di trovarvi il racconto di quando Camilleri scriveva storie nello stile di Amado. E invece no: scopri, horribile dictu, che Camilleri era stato colpito dalla spietata sindrome copiativa del replicante ignaro, consistente nello scrivere le stesse storie che aveva già scritto Jorge Amado. E tiri un sospiro di sollievo. È capitato anche a Camilleri, infatti, con il racconto Capitan Caci sostanzialmente simile alla trama contenuta nelle Due storie del porto di Bahia del brasiliano: “Sono due racconti. Comincio a leggere il primo e mi sento davvero male. perché due episodi, e di difficile invenzione, erano lì (…) E pensa che con Amado mi è successo ben tre volte, ma una di queste tre me ne sono fottuto, ho detto: lo pubblico lo stesso, chi se ne frega e buonasera!

Poi vai avanti nella lettura dell’articolo e scopri che è successo anche a Italo Calvino con un racconto di Beniamino Joppolo, e si badi: non solo la trama, ma addirittura le stesse battute, e qui metaforicamente stappi e festeggi, la gente che ti sta intorno non capisce, pensa che tu sia esaurito, ma poco importa, va bene così, non sanno che sollievo, che salutare sintonia artistica si espande nel cuore e nelle vene, mica appartengono alla categoria, loro.

Italo Calvino pensava ad una dimensione di archetipi letterari, di idee a disposizione dell’ispirazione, il che dovrebbe spiegare perché capita che due o più persone scelgano la stessa.

Questo deposito metafisico è l’universo esagonale delle storie, esagonale perché questa, scrive Borges, è la “forma necessaria dello spazio assoluto“, dove vai e catturi l’immagine dell’Idea, la copia, il ricordo, perché l’Idea resta lì a disposizione di un altro che un giorno arriverà, la guarderà, gli piacerà e se ne porterà via un altro simulacro. In questa Biblioteca di Babele degli Scrittori, come in quella di Borges, c’è infatti uno specchio “che fedelmente duplica le apparenze” affinchè lo scrivere, come il parlare, diventi un “incorrere in tautologie“.

Rimane il problema della frequenza discreta dei doppi, perché esaurito l’impulso solidale degli scrittori replicanti, resta da capire e da spiegare come mai capita a qualcuno e non a tutti, quando capita. Quali meccanismi scattano nel cervello di uno scrittore che va a pescare nell’universo delle storie proprio quell’Idea e non un’altra? A volerla fare più complicata: è lo scrittore che sceglie l’Idea o è piuttosto l’Idea che si sceglie lo/gli scrittori?

Comincia già a friggervi il cervello? Allora è bene fermarsi qui, perché non ci sono soluzioni all’enigma, ci sono soltanto indizi, che fuggono, sfuggono, scivolano via, slittano, deragliano, e senza nemmeno un goccio di Strega, pensa te…

Mauro Del Bianco

14 luglio : giornata del “rumoroso silenzio”

scioperoblog

La Conoscenza rende liberi e i suoi blog  aderiscono  alla giornata del    “rumoroso silenzio”  promossa dai blogger per domani  14 luglio, contro le norme lesive della libertà di informazione in rete contenute nel disegno di legge Alfano.

Per la prima volta nella storia della Rete,infatti,  i blog osserveranno il 14 luglio una giornata di silenzio per protestare – insieme ai giornalisti dei quotidiani, delle televisioni e dei siti intenet – contro il decreto Alfano. «Non si tratta di un’adesione allo sciopero dei giornalisti, ma di una protesta della Rete italiana contro un provvedimento che avrà l’effetto di disincentivare l’uso dei blog e delle libere piattaforme di condivisione dei contenuti», spiegano in una nota i promotori dell’iniziativa, il blogger e giornalista Alessandro Gilioli e il docente di diritto informatico Guido Scorza.

Per ulteriori notize sulla vicenda e sulle iniziative precedenti vedi http://www.altroconsumo.it/in-rete/liberta-di-informazione-in-rete-s248963.htm

“Ho sognato di vivere con Ted e questo sogno è finito” ( storia di Assia)

assia.2jpgMia figlia ha letto le prime due “puntate” della storia di Sylvia Plath e Ted Hughes pubblicate nei giorni scorsi nel blog “ILMESTIERE DI LEGGERE”:

Un cavallo da corsa in un mondo senza piste

Vede signora, io sua figlia l’ho sempre amata

Mi ha scritto una email di cui riporto alcuni brani:

Com’è che ti è saltato in testa di raccontare questa storia così triste? Quanto ci hai messo a documentarti? “Non poteva che essere un uomo a difendere un uomo che lascia la moglie con due bimbi piccoli per seguire un’altra. Io sarei certamente più portata per il ruolo di Assia (o almeno lo spero), se non altro per la scena del forno. Ma i figli si salvarono?”

Le ho risposto, fornendole alcune informazioni sul seguito della triste vicenda, che a questo punto estendo anche ai miei “25 lettori”:

Giulia, la storia mi aveva sempre colpito, poi ho letto un articolo, che però la commentava senza raccontarne molti particolari ( come se fossero conosciuti ai più).

Così mi è venuta voglia di scrivere un testo un po’ più completo di quelli che solitamente escono sui giornali.

Ho letto diverse cose ( poesie dei due, diari di lei, voci) e ho trovato molto materiale anche in Internet.

Moltissime le foto , che sono poi il bello del pezzo.

assia3jpg

La storia di quei due emerge in maniera netta e quasi oggettiva proprio dalle foto :

– lei sfolgorante prima degli affanni della vita domestica e della maternità, poi appiattita e quasi banale, molto “donnetta ” e poco “poetessa”

– lui fascinoso e tenebroso dall’inizio alla fine, predatore e predato, probabilmente capace di resistere a tutto tranne che alle tentazioni, come avrebbe detto Wilde

– Assia con il suo fascino alla Charlotte Rampling, destinata ad essere forse più catalizzatrice che motore degli eventi

Vengo alla tua accusa ingiusta. Non difendo Ted, cerco solo di capire senza dare giudizi.

Anche perchè è difficilissimo.

Però devi sapere alcune cose, prima di prendere allegramente in carico il ruolo di Assia.

Dopo la morte della Plath, Hughes e Assia si trasferiscono insieme ai figli di lui nell’appartamento londinese di Sylvia, per poi traslocare a Court Green, la casa nel Devon.

ted-hughes-con Assia

Assia e’ incalzata e ossessiona dal “fantasma” di Sylvia.

Legge senza posa i suoi scritti, usa persino i suoi oggetti Arriva ascrivere nel suo diario : “Sylvia mi sta crescendo dentro, enorme, magnifica. E io mi sto seccando, rimpicciolendo. Entrambi [Sylvia e Ted] mi finiscono a morsi. Si nutrono di me”.

assia shura

Poi ha addirittura una figlia con Ted, Shura. Si butta nel ruolo di madre.

Non solo nei confronti della sua bambina, ma anche nei confronti dei figli di Sylvia, Frida e Nicholas: “Ho sbaciucchiato il collo di Nick ancora e ancora. Mi fa impazzire il modo in cui questo lo fa ridere” ..“È fantastico come dei bambini, nemmeno miei, abbiano circondato la mia vita. Questi bambini mi piacciono, mi piacciono molto.

Se i bambini le danno gioia, sente molta amarezza per l’ostilità che scopertamente le manifestano i genitori di Ted.

Scrive ad un’amica:

“Ted è esausto per la guerra tra i suoi genitori e me, e sembra che di tutte le persone coinvolte, io sia quella di cui può fare più facilmente a meno.”

Purtroppo per lei, non sbaglia la previsione.

AssiaWevill.web

Poco dopo Hughes decide di allontanare Assia e Shura.

Assia si ritrova di nuovo a Londra senza né casa né lavoro, con una bambina ancora molto piccola.

E qui veniamo all’aspetto che mi ha colpito di più in tutta la storia che è questo: Ted le passa del denaro, ma esige che la cosa abbia la forma di un prestito e pretende che i suoi versamenti vengano annotati con tanto di scadenze fissate per la restituzione!

Ma Assia continua ad essere innamorata di lui e a sperare di tornare a vivere con lui e i suoi figli. Ecco il testo di una delle sue lettere disperate:

“Ti scrivo dall’esofago, dalla mia gola e dalla mia enorme, sempre aperta ferita.

Scrivo alle tue mani grandi, alla pura bellezza all’interno dei tuoi polsi, ai tuoi occhi dei momenti felici.

Non ti scrivo dal cervello, ma da sotto il mio esofago.

Voglio sapere se vuoi riparare le cose fra noi perché mi ami ancora, perché senti ancora quella forza primitiva che ci unisce… o se mi vuoi solo come istitutrice per aiutarti a crescere i tuoi figli. Ho ancora la forte speranza che ci si possa costruire una vita felice, piena d’amore.

So di amarti ancora con la mia testa, e il mio corpo e la mia vita, mio adorato Ted. Apriti, apriti a me come facevi un tempo. E insieme a te fiorirò di nuovo, e potrò prendermi cura di te, darti tutto quello che ho… Fino ad oggi, tutti, tranne te, hanno dettato legge sulla nostra vita. Abbiamo bisogno di stare per conto nostro…

Sento così tanto amore per te, per la tua parte migliore. Ti ammiro e ho paura di te, del potere che eserciti su di me. Nessun altro uomo ha avuto tanto potere sulla donna che è in me. Contraccambia questo mio amore e, se non ne sei capace, allora dimmelo, lasciami andare con quel poco di pace che saprò salvare.”

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Quando si convince che non c’è nulla da fare decide che è arrivato il momento di chiudere.

La sera del 23 marzo 1969, Assia trascina un materasso in cucina, sigilla porta e finestra, depone sul materasso la sua bimba addormentata, sciolse del sonnifero in un bicchier d’acqua e, dopo averlo bevuto, apre il rubinetto del gas e si sdraia accanto allla figlia ad aspettare la morte.

Lascia due lettere.

La prima è per Ted, ma non ne conosciamo il contenuto.

La seconda è per il padre.

Ecco un brano di quella lettera:

“Ho sognato di vivere con Ted e questo sogno è finito. I motivi ora non hanno più valore. Non ci potrebbe mai essere un altro uomo. Mai. Ti assicuro, non avresti potuto augurarmi altri trent’anni di questa vita, non credi?… Grazie per tutto l’amore che mi hai sempre dimostrato. Ti ho amato tantissimo, non disperarti per me. Credimi, ho fatto la cosa più giusta… La vita sarebbe stata infinitamente, infinitamente peggiore. Ho vissuto abbastanza a lungo. È necessario capire quando non c’è più motivo per continuare… Ti prego, non pensare che la mia sia pazzia, che abbia fatto questo in un momento di pura follia. I conti sono semplici e tornano. E non avrei potuto abbandonare Shura lasciandola da sola.”


Posso dirti una cosa, Giulia? La fine di Assia mi sconvolge ancora di più di quella di Sylvia.

Sylvia ha il grandissimo conforto del suo talento. Penso, forse sbagliando, che in fondo poteva farcela, rinascere un’altra volta grazie alla sua arte. Assia questo conforto non ce l’ha. E’ molto più fragile e indifesa.

Ultima notizia della sera ( ma lo scrivevo anche nel primo post): è morto suicida pochi mesi fa, a quarantasette anni, anche il “piccolo” Nicolas, il secondo figlio di Sylvia e Ted.

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Capisco comunque le tue perplessità su Ted: se è innocente, deve comunque spiegarci la statistica negativa che lo accompagna: di cinque persone importanti che ha incontrato nella sua vita tre sono morte per suicidio ( diventano quattro con l’incolpevole Shura).

O capitano tutte a lui oppure è lui è lui che capita come un guaio di notte a tutti questi poveretti!

La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: Ted è affamato di vita, Sylvia sente il rihiamo fortissimo della morte.

Quando i due si incontrano, va tutto bene perchè Sylvia è in uno di quei momenti che lei stessa definisce di “rinascita”.

Come acutamente ha scritto un’amica di Facebook, è una specie di Lazzaro. Pronta a risorgere.

Ma se sei Lazzaro, quante probabilità hai che Gesù passi in continuazione dalle tue parti?

ted giovane8Ted quindi lascia Sylvia e poi Assia perchè, attaccato alla vita com’è, prova sgomento e orrore per il loro “attaccamento alla morte.”

Sicuramente è un egoista, uno che tira dritto per la sua strada.

Ed è anche un uomo meschino, se sono vere le notizie che ho raccolto sui “prestiti” fatti ad Assia.

Eppure è lo stesso uomo che dà voce alla ( seconda) compagna morta (per lui) con queste parole ( sono i versi di attaco della poesia GAS):

La bocca del forno è un animale buono,

lo sbadiglio di un cane sdentato.

La cucina è igienica come un crematorio.

Il gas è una sciarpa di seta nell’aria,

ha l’odore pungente delle ascelle di Ted.

Shura dorme attaccata alla mia schiena.

È un piccolo innesto.

Una farfalla nella coperta;

il suo respiro è una garza.

Fuori la luna imbianca

la potatura senza sangue degli alberi.

Il prato è cangiante come una pellicola esposta.

Due pastiglie, perfette come una comunione

e orbito fuori dal mondo.

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E infine è lo stesso che in “Lettere del compleanno”, la sua ultima raccolta di poesie uscite trent’anni dopo la morte della moglie  si giustifica così con lei per avere scelto di andarsene con Assia:

“Non la trovammo noi – fu lei che ci trovò.
Ci scovò a fiuto. Il Destino che portava
ci scovò
e ci riunì, ingredienti inerti
per il suo esperimento.
La Favola che portava
requisì te, me e lei,
marionette per la sua rappresentazione”.


So benissimo cosa stai pensando, Giulia: destino, ingredienti inerti, marionette, ma cosa ci racconta questo signore ? chi crede di prendere in giro solo perchè è bravo a maneggiare le parole? Non potrebbe una volta tanto parlare di scelte e di responsabilità?

E che ti debbo dire? Forse hai ragione pure tu…

NOTA:

MOLTE DELLE INFORMAZIONI CONTENUTE IN QUESTA NOTA SONO STATE TRATTE DA UN TESTO DI DANIELA RAIMONDI

Vivere e morire nell’ombra di Sylvia Plath – di Daniela RAIMONDI

 



La storia di Sylvia dalla parte di Ted.

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Ieri nel mio post dedicato a  Sylvia Plath e Ted Hughes – lo trovate qui –  ho raccontato la tormentato storia di questa vicenda “dalla parte di Sylvia”, cioè mettendo in luce la sua visione delle cose e raccontando i fatti salienti della sua avventura umana e letteraria.

Mi sembra giusto dedicare oggi pari attenzione a Ted Hughes.

Per anni il suo comportamento nei confronti di Sylvia è stato oggetto di critiche pesantissime e la grandezza della sua poesia è stata in parte offuscata, in parte “assorbita” da questa vicenda.

Per molti che non hanno letto o approfondito la sua opera, Ted rimane l’uomo che, innamoratosi di punto in bianco di un’altra donna, ha abbandonato la giovane e fragilissima moglie con due bambini piccoli, di fatto causandone il suicidio.

Ted per molti è stato per gran parte della sua vita solo quello.

Forse meritava e merita di più.

Ma veniamo a noi.

tedhughes

Dedicato a Sylvia

Più alta                                                                                                   sylvia in costume
di quanto non saresti più stata.
Ondeggiavi così snella
che le tue lunghe, perfette gambe americane
sembravano salire su su su.
Quella mano divampante,
quelle lunghe dita danzanti,
di eleganza scimmiesca.
E il viso: una palla tesa di gioia.
Ti vedo là, più chiara, più vera
che in tutti gli anni nella sua ombra –
come se ti avessi visto quell’unica volta e poi più.
La cascata sciolta dei capelli
quella molle cortina
sul viso, sulla cicatrice.
E il tuo viso
una gommosa palla di gioia
intorno alla bocca dalle labbra africane, ridente,
dipinte di cremisi.
E i tuoi occhi
strizzati nel viso, succo di diamanti,
incredibilmente luminosi,
come succo di lacrime
che potevano anche essere lacrime di gioia,
una spremuta di gioia.
Volevi strabiliarmi
con il tuo brio.

Con questa poesia Ted Hughes descrive il suo primo incontro con Sylvia Plath. Praticamente un’epifania, una folgorazione fisica.

E’ il 1956, Sylvia  dal punto di vista fisico non deve essere molto diversa dalla ventenne in reggiseno e pantaloncini che vediamo qui sopra a destra.

ted giovane8Anche Ted è un uomo molto attraente.

I due poeti si incontrano oltre che sul piano delle affinità elettive e dei sentimenti anche sul piano fisico.

Anni dopo, Ted pubblicherà le sue lettere. Tutti andranno acercarvi i particolari della sua tormentata storia con Sylvia e troveranno questo ricordo di una notte d’amore appena trascorsa:

“Questa notte non è stata altro che una scoperta di quanto sia liscio il tuo corpo. Il ricordo mi passa nelle vene come brandy”.

Vita di Huhes ( notizie riprese da Wikipedia)

I primi anni

Hughes nasce nel 1930 a Mytholmroyd nel West Workshire , da William, carpentiere , e da Edith Farrar donna sensibile e amante della lettura.

L’infanzia è felice. Vive in campagna e gode di molte delle gioie e dei divertimenti  che sono alla portata di chi vive in campagna.

Ascolta estasiato  le storie che il fratello maggiore  Gerald gli racconta, ama le passeggiate tra i campi, si appassiona agli animali  e prende l’abitudine di disegnarli e scolpirli con la plastilina

Nel 1937  la  famiglia si trasferisce a Mexborough, nello Yorkshire per gestire un’edicola con rivendita di tabacchi.  Il fratello Gerald sceglie invece di lavorare come  nel Devon come guardaccia, emigrando successivamente in Australia ( con grande sofferenza di Ted che gli è attaccatissimo)

A Mexborough frequenta i primi anni di scuola dimostrando subito grande  passione per la lettura. Inizia anche  a scrivere piccoli racconti d’avventura (“… nascevano in gran parte dalle mie letture. Mi specializzai in eventi fantastici e avventure cruente“) 

Nel 1941 va  alla ” Grammar School” dove  ottimi insegnanti  ne  incoraggiano la vena artistica, mentre lo inizia alla poesia la sorella Olwyn, maggiore di due anni, che possiede, a detta dello stesso Ted “… un gusto poetico meravigliosamente precoce”.

La poesia prende  il sopravvento sulle altre passioni. Passa così dai racconti di avventure ai brevi poemi, che vengono anche pubblicati dal giornalino della scuola.

I suoi modelli sono Yeats, Eliot, Dylan Thomas e, tra i romanzieri, Lawrence

Ne1948 va  Cambridge dove frequenta Letteratura Inglese, per poi passare, dopo i due anni di servizio militare,  ad antropologia e archeologia.

Nel  1954, anno della sua laurea, esce su una  rivista ” The Little and the Seasons, una poesia che  firma con lo pseudonimo di Daniel Hearing ma che non apparirà mai nelle sue raccolte.

Trasferitosi a Londra svolgere lavori d’ogni tipo, per guadagnarsi  da vivere e avere nel frattempo la possibilità di scrivere. Nei  week-end si reca regolarmente a Cambridge per studiare in Biblioteca e ritrovare i vecchi amici .

E’ una fase di incertezze e di tensioni. E’ un anno che si è laureato quando scrive al fratello Gerald: “Dovrò trovarmi un lavoro rispettabile altrimenti Mamma ne farà una malattia. Mi sto dando da fare per trovare qualcosa in televisione, o alla BBC, o nel cinema.”

L’incontro con Sylvia.

ted e sylvia appena conosciuti

All’inizio del 1956 un amico  gli propone di lavorare presso gli studi cinematografici di “Pinewood ” con il compito di redigere schede di romanzi e opera teatrali da utilizzare come soggetti cinematografici.
Accetta  senza entusiasmo.

A febbraio, durante un party Ted conosce Sylvia  in visita in Gran Bretagna avendo conseguito una borsa di studio.

Tra i due  nasce subito un grande amore e Hughes decide di lasciare il suo lavoro per trasferirsi a Cambridge per rimanere con Sylvia.
La loro unione sarà, da quel momento, come scrive Anna Ravaro,..un sodalizio letterario, pur nell’indipendenza creativa individuale, che durerà per tutti gli anni della loro unione, nonostante le differenze di formazione e di sensibilità e i metodi compositivi radicalmente diversi”

Il 16 luglio si sposano alla presenza della sola madre di Sylvia.

Nel 1957,  incoraggiato da  Sylvia, Ted presenta ad un concorso di poesia che si tiene a New York una raccolta di quaranta poesie con il titolo “The Hawk in the Rain” con la quale vince il premio  il  che gli dà la possibilità di pubblicarle subito con la “Harper Bros”.  Il testo viene pubblicato anche  in Inghilterra con una dedica a Sylvia e viene   segnalato dalla “Poetry Book Society” come il libro migliore dell’anno.

Ted è felice e in una lettera al fratello afferma che da quando ha conosciuto Sylvia la sua vita è cambiata: La mia vita in questi ultimi tempi è splendida, meravigliosamente guarita rispetto a com’era prima. Il matrimonio è il mio elemento naturale. Anche la mia fortuna prospera grazie ad esso, e così pure quello che produco. Non hai idea di che vita felice facciamo io e Sylvia o forse ce l’hai. Lavoriamo, facciamo passeggiate, ripariamo a vicenda quello che scriviamo. Lei è uno dei migliori critici che io abbia mai conosciuto e comprende perfettamente la mia immaginazione, e anch’io credo di comprendere la sua.

Insomma le cose tra i due poeti erano incominciate nel migliore dei modi. Si piacciono fisicamente. Belli e ricchi di talento, si incoraggiano a vicenda, nel corso degli anni successivi la loro unione viene anche, come si usa dire, “allietata” dalla nascita di due splendidi bambini.silvia figli

Ci sono tutti i presupposti per una storia di quelle che non finiscono mai, tale e tanta è la quantità e la qualità delle cose che i due hanno da dirsi, presi come sono da un meraviglioso sogno comune, quello della parola scritta.

Eppure, poco alla volta qualcosa si incrina e quello che era stato un sogno si trasforma lentamente, ma inesorabilmente in un incubo.

C’è sicuramente un modo facile e tremendamente convenzionale per spiegare quello che è accaduto in quella mattina del 1963, quando Sylvia, dopo aver cercato di resistere per qualche tempo al dolore dell’abbandono da parte di Ted, si chiuse in cucina, si sdraiò sul pavimento e accese il gas del forno.

Tra l’epoca della vita “felice e fortunata” descritta da Ted e quell’alba disperata e terribile ci sono tanti avvenimenti: c’è la nascita dei figli, c’è il ritorno dei demoni privati di Sylvia  , cè l’apparizione di Assia Guttmann (insomma quello che ho raccontato nel post precedente).

Facile e sbrigativo arrivare, anzi “saltare”, come hanno in molti ( me compreso in un primo tempo) alle conclusioni.

C’è una moglie giovane, bella , intelligente, con un enorme talento, ma anche tremendamente fragile. L ‘arrivo dei figli ha stravolto completamente la sua vita. Teme di dover sacrificare a loro la sua poesia,  teme di non essere più desiderata dal marito, i fantasmi delle sofferenze del passato tornano ad assediarla.E nel momento in cui  avrebbe bisogno di suo marito più che di ogni altra cosa, cosa succede?

Lui se ne va con un’altra. Con una donna più vecchia di lei, ma di una bellezza che mi riesce di definire solo in un modo :    intrigante.

Almeno a giudicare dalle foto.

Ho smanettato a lungo con i motori di ricerca per trovare una foto che rendesse il fascino di Assia.  Ne ho trovato un paio  che mi sembrano all’altezza e ci ho lavorato su con photoshop per ricavarne due  ingrandimenti, che sono quelli che vi sottopongo.assia giovane

assia3jpg Sicuramente tutto, tranne che una donna fisicamente inespressiva e banale.

Ma quanto ha influito  l’attrazione per Assia nella scelta di lasciare Sylvia?

E quanto invece lo sgomento di Ted nel vedere sua moglie tornare in preda ai suoi demoni di un tempo?

In che misura, insomma, per parlarci chiaro, Ted è colpevole  per l’abbandono di Sylvia?

Quasi sicuramente, ho finito per convincermi, la fuga con Assia è stato solo l’effetto, non la causa della crisi.
Quasi sicuramente quella crisi era iniziata da tempo, da quando cioè Ted aveva scoperto di avere accanto a sè una donna diventata molto diversa da quella di cui si era così istantaneamente innamorato a Cambridge.

La dimensione del post non si presta a citare completamente tutte le poesie attraverso le quali Ted torna alla sua storia con Sylvia.

Mi limito a citare solo alcune frasi, lasciando ai lettori, che volessero approfondire la possibilità di risalire ai testi completi.

Ecco i versi che ho scelto

Quelli di SHOT ( che descrivono la forza irriducibile dei demoni privato di Sylvia e l’impotenza di Ted a salvarla)

[…]dentro il tuo Kleenex zuppo di singhiozzi
e i tuoi attacchi di panico il sabato sera,
sotto i capelli pettinati ora in questo ora in quel modo,ted sui quaranta
dietro quelli che sembravano rimbalzi
e la cascata di grida in diminuendo,
non deflettevi.

[…]Al mio posto, il giusto medico-stregone
forse ti avrebbe afferrata al volo a mani nude,
ti avrebbe palleggiata, per raffreddarti,
senza dio, felice, pacificata.
Io riuscii solo ad afferrare
una ciocca di capelli, il tuo anello, l’orologio, la vestaglia.

ted sui sessantaE che dire , infine dei versi terribili che chiudono la poesia  Come un Orfeo mancato?

E intanto il mio corpo affondava nella leggenda
In cui i lupi cantano nella foresta
Per due bambini trasformati nel sonno
In orfani
Accanto al cadavere della madre.

Filippo Cusumano


“Un cavallo da corsa in un mondo senza piste” : la storia di Sylvia Plath.

sylvia bambinaQuesta è la storia di due poeti, Sylvia Plath e Ted Hughes.

Le loro vite si intrecciarono circa cinquant’anni fa.

Si sposarono ed ebbero due figli.

La loro storia è talmente complessa  da rendere necesssario svilupparla in più di un post per avere il modo di dare voce a tutti i protagonisti: lui. lei, l’altra (morta suicida a sua volta).

Cominciamo da Sylvia.

SYLVIA

Sylvia Plath nasce il 27 ottobre del 1932 a Jamaica Plain, un sobborgo di Boston.

sylvia in costumeSuo padre Otto Emil Plath, è uno stimato entomologo e un eccellente linguista . Incontra la madre di Sylvia,   Aurelia Schober , di ventun anni più giovane,  appartenente ad una  famiglia austriaca emigrata nel Massachusetts, di ventun anni più giovane, durante in corso di tedesco alla Boston University e le sposa  nel gennaio del 1932.

Dopo due anni e mezzo nell’aprile del 1935 nasce il fratello di Sylvia, Warren Joseph.

Poco tempo dopo la nascita del secondo figlio, Otto Plath si ammala di diabete mellito, ma rifiuta di sottoporsi a cure mediche, fino a quando nel 1940, è costretto a farsi amputare una gamba. Poco dopo muore per embolia polmonare.

Sylvia dirà che la morte del padre segna la fine della sua infanzia e di ogni felicità.

Sylvia, sotto gli occhi della madre , alla quale è legatissima, dimostra subito, sin dai primi anni della sua adolescenza il suo talento di poetessa.
A 12 anni incomincia a pubblicare le sue poesie in una rivista scolastica rivista scolastica.

sylvia4A diciotto anni , dopo 49 rifiuti, pubblica  un racconto: “E l’estate non tornerà di nuovo” (And summer shall not come again).

Tre anni dopo vince una borsa di studio ed un soggiorno di un mese a New York come redattore inviato (guest editor) della rivista femminile “Mademoiselle

Tornata a Boston dalla madre, partecipa agli esami di ammissione ad un corso di scrittura, ma non viene scelta. Per la delusione entra in uno stato depressivo che preoccupa molto la madre, che la porta da uno psichiatra che le prescrive un ciclo di elettroshock, che le vengono praticati senza anestesia.

“Poi qualcosa calò dall’alto, mi afferrò e mi scosse con violenza disumana. Uiii-ii-ii-ii, strideva quella cosa in un’aria crepitante di lampi azzurri, e a ogni lampo una scossa tremenda mi squassava, finché fui certa che le mie ossa si sarebbero spezzate e la linfa sarebbe schizzata fuori come da una pianta spaccata in due. Che cosa terribile avevo mai fatto, mi chiesi”.

La terapia non funziona .

Sylvia, un giorno, rimasta sola a casa, scende in cantina con un flacone di 5o pillole  e dell’acqua. Rimane lì per tre giorni, finchè non la ritrovano i familiari, che l’hanno cercata dappertutto, senza sospettare che si trovasse a pochi metri di distanza. Ha vomitato tutto, non morirà, ma rimarrà legata a questa esperienza di iniziazione alla morte.

Tornata a studiare e laureatasi, si trasferisce in Inghilterra, a Cambridge, dove ha vinto una borsa di studio.

tedhughesQui conosce il poeta Ted Hughes e lo sposa. E’ per lei l’inizio di un periodo di felicità e di sogno.

Il sogno di un sodalizio amoroso e letterario. Le sembra possibile coltivare insieme il suo amore per la poesia e quello per Ted. Anzi le sembra che un amore possa alimentare l’altro.

Nel 1957 le viene offerto , a soli 25 anni, un incarico di insegnamento negli Stati Uniti, così rientra a Boston con Ted.

Dimostra subito un enorme talento didattico, ma l’impegno per la preparazione delle lezioni le sottrae l’energia necessaria a comporre le sue poesie. Con il totale appoggio del marito e nell’incredulità di amici e conoscenti, rinuncia all’incarico per l’anno successivo e rimette la poesia in testa all’elenco delle sue priorità.

Nel 1960 con Poem for a Birhday , sette poesie  scritte all’avvicinarsi dei suoi 27 anni, ritorna sui   tre giorni trascorsi nella cantina e sull’esperienza della malattia.

sylvia e ted divanoPensa di avere vissuto  una specie di  “morte rituale”. Che adesso però le appare lontana, sia perchè aspetta il suo primo figlio ( e quindi “ospita” una vita) sia perchè ha ripreso a scrivere . Gode intensamente quindi un periodo di rinascita sia dal punto di vista biologico che artistico.

Voleva morire, ma è stata salvata ed è risorta.

“Presto, presto la carne/che il severo sepolcro ha divorato/tornerà al suo posto su di me,/e sarò una donna sorridente./Ho 30 trent’anni soltanto./E come i gatti ho nove volte per morire.

Ted e Sylvia tornano in Inghilterra dove nasce la prima figlia: Frieda Rebecca.

Ma i demoni tornano a visitare Sylvia.

Ho un buon io che ama i cieli, le colline, le idee, i piatti saporiti, i colori brillanti. Il mio demone vorrebbe ucciderlo”.

Il marito commenterà anni dopo la sua fragilità:

“Sembrava un’invalida, tanto era priva di protezioni interiori”.

Nel 1962, dopo un aborto avvenuto l’anno prima, mette alla luce il suo secondogenito, Nicholas Farrar ( anche lui morto per suicidio pochi mesi fa).
Ted e Sylvia vivono in una casa di campagna nel Devon. La tensione tra i due arriva a livelli altissimi  e giunge al suo culmine quando appare Assia Gutman.

Più vecchia di Sylvia e di Ted (è del 1927) Assia, berlinese  ha sposato il poeta canadese David Wevill  e con lui si è appena trasferita  a Londra dove Assia lavora per un’industria pubblicitaria.

Il caso vuole   che Assia e David affittino  l’appartamento degli Hughes, in procinto di trasferirsi in campagna .

I due vengono invitati dagli Hughes per un fine  un fine settimana nel Devon.

assiaTra Ted ed Assia  ( foto a destra) scoppia il colpo di fulmine.

Sylvia scopre subito la relazione.

Ecco un brano della poesia  ‘Parole sentite, per caso, al telefono’, che descrive il momento dell’amara scoperta ( Assia telefona per parlare con Ted, ma alla risposta di Sylvia, simula una voce maschile così goffamente da farsi scoprire)

… che cosa sono queste parole, queste parole?
Cadono con un plop fangoso.
Oh dio, come farò a pulire il tavolino del telefono?….
….Ora la stanza sibila. Lo strumento
ritira il suo tentacolo.
Ma la poltiglia che ha deposto cola nel mio cuore. È fertile.
Imbuto di sozzura, imbuto di sozzura – ….”

silvia figliCacciato di casa il marito ( che va prontamente  vivere con Assia), Sylvia rimane in campagna con i due bambini e le sue arnie ( è, nel frattempo, sulle orme del padre, diventata una buona apicultrice).

Il grigio inverno inglese aggiunge depressione al dolore per il tradimento del marito.

Nel diario scrive:

Come sogno la primavera! Mi manca la neve americana, che se non altro fa dell’inverno una stagione pulita, eccitante, invece di questi sei mesi di seppellimento tra il tempo umido, la pioggia e il buio: come i sei mesi che Persefone doveva passare con Plutone”

Riprende a scrivere, con ansia febbrile, quasi sempre scegliendo le ore dell’alba in “quell’ora azzurra, silenziosa, quasi eterna che precede il canto del gallo, il grido del bambino, la musica tintinnante del lattaio che posa le bottiglie”.
Il dolore è quasi  insopportabile, come quasi insopportabile è la bellezza delle poesie che scrive in questo periodo.

Uno stato di grazia che ancora una volta per lei rappresenta una specie di ritorno alla via.

Scrive ad un’amica:

Roba incredibile, era come se la vita da casalinga mi avesse soffocataSentivo come un tappo in gola. Ora che la mia vita domestica è nel caos, faccio vita spartana, scrivo con addosso la febbre alta e tiro fuori cose che avevo chiuse dentro da anni, mi sento sbalordita e molto fortunata”.

Rivedendola a distanza di tempo dalla separazione, Ted è colpito dalla sua disperata lucidità. Leggendo le sue ultime poesie trova conferma di questa impressione. Scrive: ” Sylvia è il poeta sciamano.In poesia penetra fino a profondità riservate in passato ai sacerdoti dell’estasi, agli sciamani, ai santoni”.

Le ultime poesie hanno toni funesti. La morte compare continuamente come un appuntamento difficilmente eludibile, come un richiamo al quale è impossibile sottrarsi.

sylvia-plath-photographEcco come chiude la poesia Specchio:

Su me si china una donna
cercando in me di scoprire quella che lei è realmente.
Poi a quelle bugiarde si volta: alle candele o alla luna.
Io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Me ne ripaga con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Anche lei viene e va.
Ogni mattina il suo viso si alterna all’oscurità.
In me lei ha annegato una ragazza, da me gli sorge incontro
giorno dopo giorno una vecchia, pesce mostruoso.

Nel 1963 decide di tornare a Londra, non ce la fa più a tollerare l’isolamento in campagna.

E’ l’ultima stagione creativa: Pubblica, con lo pseudonimo di Victoria Luca “The Bell Jar” (La campana di vetro).

la campana di vetro

E’ la storia, scopertamente autobiografica, di Esther, diciannovenne di provincia, che si avventura in una grande città dopo aver vinto un soggiorno offerto da una rivista di moda. Intorno a lei , come una campana di vetro, una specie di involucro soffocante  che le toglie l’aria e soffoca ogni sua capacità di reazione l’America spietata degli anni 50 ,  ipocrita, maccartista e ottusamente benpensante ,  che la fa sentire “come un cavallo da corsa in un mondo senza piste”.

L’uscita del romanzo sembra l’avvio di  una nuova rinascita:

Vivere separata da Ted è meraviglioso, non sono più nella sua ombra ed è fantastico essere apprezzata per me stessa e sapere quello che voglio. Magari chiederò anche in prestito un tavolo per il mio appartamento all’amica di Ted… I miei bambini e scrivere sono la mia vita, e che loro si godano pure le loro storie d’amore e i loro party, pfui!”

Prende molti antidepressivi e continua a perdere peso, con grande preoccupazione del  suo medico, dottor Horder.

sylvia maturaScrive alla madre  : “Adesso vedo com’è tutto definitivo, ed essere catapultata dalla felicità mucchesca della maternità nella solitudine e nei problemi non è certo allegro”.

Fa progetti di vita e di lavoro : “Adesso i bambini hanno più che mai bisogno di me e per i prossimi due o tre anni andrò avanti a scrivere la mattina, a passare con loro il pomeriggio e vedere amici o studiare e leggere di sera”.

Un mattino si alza all’alba, come al solito, porta la colazione (pane e latte) nella stanza dei figli, spalanca la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo ed un asciugamano.

Poi va  in cucina, sigilla meticolosamente  tutte le fessure, poi infila la testa nel  forno e accende il gas.

Un solo un breve messaggio “Per favore, chiamate il signor Horder”.

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P. S.

Sul tema vedi anche i due post successivi:

“VEDE SIGNORA,  IO SUA FIGLIA L’HO SEMPRE AMATA”

( storia vista dalla parte di Ted)

E

“HO SOGNATO DI VIVERE CON TED E QUESTO SOGNO E’ FINITO”

( storia vista dalla parte di Assia)

FILIPPO CUSUMANO