Dopo la notte

Dopo la notte edito da Il filo (VT), è il primo, breve romanzo di Alessandra Boga.

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Alessandra, 28 anni, vive a Meda (MI) e conseguito il diploma al liceo classico, si è laureata in Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano. Ma in fondo, il sogno che aveva fin da bambina e la passione di scrivere erano ancora lì e hanno prodotto quest’opera.

Alessandra, bel titolo quello che hai scelto per il tuo primo libro – ovviamente si spera primo di una lunga serie – .

– Grazie. L’ho intitolato Dopo la notte perché “notte” è il nome di una delle protagoniste. O meglio, è il nome con cui la chiamano gli amici e quasi tutti i suoi parenti: quello vero è Leila, che in arabo significa appunto “notte”.

Leila è araba?

– È un’adolescente di origine egiziana nata in Italia e che vive a Milano con la sua famiglia, rigidamente musulmana e che, come si sente a volte nella cronaca, le vuole imporre un matrimonio con un cugino che non conosce e che vive in Egitto.

Il tuo è un romanzo sulla condizione delle donne arabe e musulmane nel nostro Paese?

– Sì, condizione che paradossalmente può essere peggiore qui che nella terra d’origine, com’è illustrato nelle pagine che ho scritto. Ma la storia è ispirata a fatti realmente accaduti qualche anno fa in Israele: 8 donne arabo-israeliane sono vittime di delitto d’onore nella stessa famiglia. Piano, piano le altre prendono il coraggio a due mani e, sfidando i divieti dei loro uomini e denunciano tutto. Il filo conduttore è il diario di Leila, come nella vicenda “originale” una delle ragazze teneva un diario segreto. Ho ambientato la mia a Milano perché è una realtà che tutto sommato conosco meglio.

Hai anticipato che Leila – Notte non è l’unica protagonista.

– Esattamente. Ce ne sono altre 3: la cugina Reem, la sorella maggiore Rajàa e la tunisina Siham, che con Rajàa condivide il marito.

Hai detto “condivide il marito”?

– Proprio così. Purtroppo sono numerosi i casi di islamici poligami in Italia e molti di più quelli che sfuggono alle statistiche. Non solo tra gli immigrati.

Allarmante … . C’è qualcosa che accomuna la storia di queste 4 ragazze?

Sì ed è la disperazione, l’incomprensione che trovano da un parte nella loro famiglia troppo rigida – in particolare parlo di quella di Leila, Rajàa e Reem – e dall’altra di alcune amiche, che per buonismo, relativismo, cercano di convincerle ad accettare quella che è la “loro cultura”. Il che vorrebbe dire per esempio che Reem deve lasciare il suo ragazzo italiano e cattolico e Rajàa e Siham accettare di vivere con lo stesso marito sotto lo stesso tetto.

Ti sei ispirata anche a vicende di cronaca a noi vicine?

Beh, le storie di Leila e Reem messe assieme sono molto simili a quella di Hina, la ragazza pachistana della provincia di Brescia che due anni fa è stata sgozzata dal padre con la complicità dei cognati e dello zio di lei, perché voleva vivere libera dalle tradizioni familiari e amava un ragazzo italiano.

Alessandra, non ti pare che si parli già abbastanza di donne arabe e musulmane?

No, anche perché ho l’impressione che non se ne parli modo corretto. È una realtà che non conosciamo a sufficienza. Alcuni si limitano a sottolineare quanto queste siano sottomesse, non sapendo che alcune, come ho già detto, erano meno controllate dagli uomini nel paese d’origine, soprattutto in passato. Che in Stati islamici come Tunisia e Turchia la poligamia è vietata e sanzionata, mentre qui in Italia resta impunita anche se è chiaramente contro la legge. Altri sostengono, spesso per paura, ignoranza e odio nei confronti dell’Occidente, che le donne arabe e musulmane sono “contente così”, nella loro condizione di discriminazione e violenza subita perchè “quella è la loro cultura”, “quella è la loro religione”, come le amiche delle protagoniste di Dopo la notte. Come se fosse meglio un velo in genere imposto, piuttosto che una ragazza che può decidere di sgambettare in Tv o meno! Perché chi afferma il contrario è politicamente scorretto e può essere tacciato di razzismo.

Andrea B. Nardi

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