Day: febbraio 4, 2009

La letteratura in pericolo.

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Tzvetan Todorov , 68 anni, bulgaro di nascita, francese di nazionalità, filosofo del linguaggio – è stato l’allievo prediletto di Roland Barthes–  e teorico della libertà, torna a dire la sua con un libro “eversivo” e intrigante , “La Letteratura in pericolo”

Il libro, per dichiarazione espressa dell’autore, muove guerra ad una certa idea della letteratura, che ormai da tempo immemorabile domina  nelle scuole,  nei giornali e nei circoli letterari.

Si comincia dalla scuola dell’obbligo, osserva Todorov, dove  i ragazzi  non imparano quel che la letteratura produce e dice ma quel che  la critica dice sulle opere letterarie .

Come meravigliarsi poi se questo approccio finisce per allontanare i giovani dalla letteratura?  Inevitabilmente saranno portati a pensare  che sia un fatto distante ed estraneo dalla  loro esperienza comune, una nozione da apprendere e dimenticare alla svelta.

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Mentre la letteratura potrebbe avere , secondo Todorov, una funzione vitale e salvifica. Potrebbe fornire modelli di vita, dare il senso della bellezza, inculcare valori, in una parola: essere maestra di vita.

“La letteratura è pensiero e conoscenza del mondo psichico e sociale in cui viviamo.

La realtà che la letteratura vuole conoscere è semplicemente (ma al tempo stesso, non vi è nulla di più complesso) l’esperienza umana.”

Grosse colpe hanno anche quelli che scrivono di letteratura sui giornali ,  portati, secondo Todorov, a valorizzare e a segnalare all’attenzione dei lettori soprattutto le opere letterarie afflitte da una visione nichilistica e individualistica della realtà.

Spesso lo scrittore che i critici letterari tendono a valorizzare è un individuo disponibile a sintonizzarsi unicamente con se stesso e con la sua coscienza. Attingendo a piene mani dalle proprie esperienze autobiografiche,  questi letterati che vanno per la maggiore  considerano  le proprie  rappresentazioni  “ombelicali” della realtà come metafore di una condizione umana desolante, di un mondo in corsa verso il disfacimento dei valori piuttosto che teso a recuperarli.

Incoraggiando opere di questo tipo la critica letteraria  di fatto promuove l’isolamento della letteratura dal mondo, la incentivano ad essere uno spazio autoreferenziale, ma claustrofobico, sempre meno in grado di comunicare con l’esterno,  impotente a descrivere la realtà che avrebbe l’ambizione di rappresentare.

Occorre pertanto, secondo Todorov, spezzare questo cerchio chiuso e ristabilire una circolarità virtuosa tra letteratura/critica/didattica letteraria da un lato e la realtà umana nella sua complessità e varietà dall’altro:

Gli insegnanti di letteratura  nelle scuole  e i critici , conclude Todorov, non  cerchino quindi di formare dei critici, ma dei lettori attenti,  ricettivi e sensibili, capaci di assimilare attraverso la lettura consapevolezze sulla realtà che li circonda e imprinting valoriali.

«Essendo oggetto della letteratura la stessa condizione umana, chi la legge e la comprende non diventerà un esperto di analisi letteraria, ma un conoscitore dell’essere umano»

Risultato,  non troppo sorprendente a questo punto, della posizione di Todorov è la rivalutazione dei libri cosiddetti popolari, tipo I tre Moschettieri o i romanzi della saga di Harry Potter

Libri che permettono di costruirsi una prima immagine coerente del mondo che, possiamo esserne certi, le letture successive renderanno poco per volta più elaborata.

Filippo Cusumano

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