Dolseur e altri racconti , Giorgio Michelangeli

Giorgio Michelangeli
Dolseur e altri racconti
Sandro Teti Editore
collana ZigZag diretta da Mario Geymonat
pp. 155 € 8,00

Mi chiamo Nestor Lorca e quello che ho fatto è inenarrabile così dopo tre frasi fortemente cadenzate si apre il primo di questi quattro racconti. Un incipit in cui Giorgio Michelangeli riesce a concentrare i due elementi portanti del racconto il mare, richiamato attraverso il suo ritmo, e una storia di violenza che si dipanerà lentamente. Scrittore giovanissimo – ventidue anni – Michelangeli dimostra dimostra in questa opera d’esordio una naturale capacità di creare atmosfere e ambientazioni attraverso pochi tratti.

Un linguaggio decisamente evocativo dà consistenza a una caratterizzazione ancora fortemente postmoderna, ma con delle innovazioni che germogliano da dentro. Si nota una libera trattazione delle categorie spazio-temporali, l’inserimento di elementi “incongrui” rispetto al contesto, ma ben amalgamati da una scrittura che, nonostante la sua acerbità, e l’indulgere in qualche ingenuità, rimane incessantemente altalenante tra adesione e distacco rispetto alla materia narrativa.

Il risultato è un effetto straniante che permane in tutta la narrazione e che determina il fil rouge dei quattro racconti, altrimenti molto lontani per tematiche e paesaggio.

L’inserimento di parti poetiche, l’uso del narratore interno evidenziato dal corsivo, dissociato dall’io narrante, come fosse una voce fuori campo, rimandano da una parte a Baricco, in particolare di Oceano Mare, ma al tempo stesso lo reinterpretano ampliando la riflessione metanarrativa e arrivando ad attingere al mondo cinematografico e alla filosofia zen. Prendiamo Sabbia e vento, il racconto più lungo: in un’ambientazione tipica del film western si avverte qualcosa di dissonante che incuriosisce il lettore e lo spinge a non lasciare la pagina. Come in Dead Man di Jarmush, un’atmosfera di fondo rimanda a un genere definito, a un’ambientazione precisa, ma al tempo stesso la contraddice, sfumando nel surreale. Michelangeli ci riporta subito attraverso i pochi versi iniziali al luogo dell’azione soprattutto quando scrive in un perpetuo moto di sabbia e vento.
Come non pensare a quei campi lunghi sullo spazio sconfinato in cui il vento soffia basso e crea palle di polvere e cespugli secchi? Subito dopo l’inquadratura si restringe fino a entrare dentro una locanda sul fiume dove si sta giocando a carte e si beve whisky. Altro topos della tradizione di genere.

Cpmpaiono i primi personaggi, i loro nomi non lasciano spazio all’immaginazione e rafforzano la convinzione di essere dentro un film di Sergio Leone. Ma già nella terza pagina appare un’orchestra nera che suona jazz, è il primo vero spiazzamento. I toni drammatici e assoluti dei personaggi fanno il resto.
Un libro da gustare lentamente, andando alla ricerca di riferimenti e reinterpretazioni in un gioco di rimandi cinematografici, letterari e d’attualità.

a cura  dell’Ufficio Stampa Sandro Teti Editore

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