Marella Caracciolo Chia, Una parentesi luminosa

IL CONVITATO DI PIETRA

Marella Caracciolo Chia, Una parentesi luminosa, Adelphi, Milano 2008

Esplorando gli archivi Caetani, alla ricerca dell’enigma Leone Caetani, l’autrice si è imbattuta in un fascio di lettere che rivelano per la prima volta la storia d’amore tra la principessa Vittoria Colonna, moglie del principe Leone Caetani, e il pittore futurista Umberto Boccioni, un effimero amore sbocciato nell’estate del 1916 su un’isola del Lago Maggiore, una parentesi luminosa nella vita inquieta dei due innamorati, che si spegne con la morte del pittore nell’agosto dello stesso anno, ma che forse nel cuore di Vittoria non si è mai estinta, benché lei, dopo la scomparsa di Umberto, possa averla rimossa.

Lei: appartenente alla nobiltà romana, educata all’inglese, severa nello stile e sbarazzina nella vita, ma bisognosa di affetto e tenerezza, sposa calligrafica di un altro esponente della nobiltà romana: il loro rapporto d’amore, a prescindere dall’unico figlio nato dall’unione, sembra infatti esprimersi a livello letterario, attraverso la corrispondenza quasi giornaliera che li tiene legati malgrado la distanza: Vittoria perennemente in fuga dalla capitale e da Palazzo Caetani, rimbalzando da Londra a Montecarlo, per trovare infine una sua dimensione in una villa sul Lago Maggiore; Leone isolato nella sua torre d’avorio materiale (la tenuta Caetani nelle paludi pontine) e sapienziale (gli studi sull’Islam e forse, come si vedrà, l’esoterismo).

Lui: pittore geniale e ribelle, futuristicamente tombeur de femmes, votato alla pennellata rivoluzionaria ma anche allo schiaffo e al pugno, protagonista insieme a Marinetti di epiche risse e di serate culturali (più o meno la stessa cosa nella prassi futurista), interventista e volontario nella guerra in corso, benché ormai sazio di trincee, fango e cadaveri (l’estetica entusiasmante del 24 maggio si è ormai esaurita lasciando il posto alla stanchezza e forse alla noia, sicuramente alla preoccupazione per la propria arte trascurata a favore delle armi), alla ricerca di nuove espressioni artistiche, non come un pittore qualunque, ma come un futurista che non può soffermarsi sulle proprie espressioni stilistiche, continuamente spinto all’invenzione, pena la sconfitta del proprio ideale di vita. Per i futuristi la velocità e il dinamismo promettono l’immortalità e l’infinito, poiché uccidono il tempo, ma costringono a correre senza posa, a non fermarsi mai: emuli di Sisifo che s’illudono di volare e invece sono gravati da una forza cinetica che li costringe ad agitarsi incessantemente.

Il marito: Leone Caetani principe di Teano duca di Sermoneta, più vecchio di Vittoria di una dozzina d’anni, ma più vecchio di un’età che non è soltanto anagrafica, bensì esistenziale. Vittoria ama il mondo e la vita, vuole godere del mondo e della vita, Leone ama i libri e lo studio, la sapienza, quanto a vivere: lo faranno i nostri servi per noi, direbbe Villiers de l’Isle-Adam.

Stili inconciliabili, che rendono arduo capire non come possa essere nato l’amore, ma come Leone e Vittoria possano aver scambiato un’attrazione erotica per un progetto di vita in comune. Ancor più curioso è il fatto che il loro matrimonio, deciso in tempi brevissimi, appaia come una sorta di conciliazione epocale tra i Colonna e i Caetani, due casati rivali dai tempi di Bonifacio VIII, ulteriore segno forse che questo era il classico matrimonio che non s’ha da fare. Gli amanti dell’astrologia vi troverebbero un’avvincente materia di analisi: Leone Caetani, Vergine; Vittoria Colonna, Sagittario: una quadratura che di solito non promette idilli, ma conflitti, e dove essendo lei il carattere impulsivo e ballerino è prevedibile una separazione dei destini, come di fatto accadde, dapprima con l’accettazione paziente da parte di Leone delle insofferenze della moglie e poi, una volta legatosi ad Ofelia Fabiani, con l’abbandono definitivo.

Nella storia narrata da Marella Caracciolo Chia, affascinante scorcio dell’Italia tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, ricostruzione di un’epoca bella, come la chiamarono i francesi, di un periodo ricco di fermenti culturali e di vaghezza, ma anche di intrighi e di ipocrisie, ciò che risalta è la presenza quasi metafisica di Leone Caetani, all’origine del libro e nel libro testimone appartato, attraverso le lettere quotidiane che Vittoria gli scrive, di quanto accade. Una sorta di convitato di pietra.

Insigne orientalista, non propriamente topo di biblioteca e pantofolaio, come darebbe l’impressione nell’antitesi con la moglie, ma propenso all’avventura purchè finalizzata ai suoi studi e al suo stile di vita spartano e solitario (visitò giovanissimo l’Egitto, il Sinai, l’Algeria e il Sahara in un’epoca in cui un viaggio del genere era veramente un’avventura, e nell’ultima fase della sua vita si stabilì nelle regioni più selvagge del Canada, senza contare la partenza volontaria per il fronte quando l’età avrebbe potuto esonerarlo e la rottura con le convenzioni della sua casta quando si accasò con Ofelia more uxorio), Leone Caetani irradia mistero, tanto più da quando negli ultimi tempi si sono moltiplicate le ipotesi circa un suo ruolo da protagonista negli ordini esoterici romani del primo Novecento, fino ad identificarlo con l’anonimo autore di una relazione clamorosa trasmessa ad una rivista magica degli anni ’20 e sulla quale ancora oggi si discute. Per quanto vi siano forti dubbi circa tale identità a causa dei dati biografici e ideologici del principe, la sua personalità non banale lascia margini di indagine.

Di certo Leone Caetani è esattamente l’opposto di Umberto Boccioni, l’impassibilità e l’erudizione contro la passione e l’estro artistico, la gravità del “ciò che dev’essere” contro l’agitazione del “ciò che desidero”, il sostanziale rifiuto della mondanità e della città contro l’esaltazione estatica della metropoli moderna.

Contrasto non solo personale, ma proprio di un’epoca giunta alla sua fine, di cui la Grande Guerra, a ben vedere, fu la materializzazione bellica, inconciliabilità che l’emozione della poiesis letteraria potrebbe rappresentare così:

La Città, les madames, il macadam, i tram, la trama di fili elettrici ricamata in sospensione da una casa all’altra, casamenti squadrati massicci alti altissimi ortogonali da boulevard a boulevard, incoerenti fabbricati imbastarditi nel dedalo dei quartieri vecchi, della dilatazione sbrigliata di palazzine ville tuguri casali catapecchie fabbriche, dietro le vetrine dei grandi viali alberati, e i vicoli ciechi, i cortili senza scampo, i passaggi chiusi, le gallerie, gli empori, i politeama, le piazze, taxi, automobili, biciclette, carriaggi, tram, macadam, marciapiedi, la trama di un formicaio pestato da suole indaffarate, i lustrascarpe, gli strilloni, i garzoni, i galoppini, il galoppo dell’umanità, macadam macadam, appestata dalla frenesia meccanica, clacson traffico drindrin, viavai viavai viavai, motori fischietti trombe campanelli, e vociare vociare vociare, incessante assordante estenuante, viavai viavai viavai, e ruggire ruggire ruggire, reboante stordente potente, viavai viavai viavai, e luci neon luminarie, lampade lampioni lampadine, colori elettrici a rincorrersi corsivi sui cornicioni dei palazzi, sui telai delle vetrine, sui tetti d’ardesia, sui tetti dei tram, il trambusto gaudente di una società fru-fru, caffè teatri tabarin cabaret cinematografi animatografi autografi fotografi, paillettes velette aigrettes colletti di celluloide vestiti alla marinara, canne da passeggio, ombrellini da passeggio, la vita è una passeggiata, una gita in barca sul lago, la vita è un batuffolo di zucchero filato, la giostra, il circo, la ruota panoramica, la Città, la Madame, il macadam, i tram, trema la vita, la stramberia del destino, il dramma in cartellone: prossimamente sugli schermi d’Europa, prima assoluta a Sarajevo, la trama delle vite giulive sospese alla stramberia del destino nel dramma europeo, teatro dopo teatro, le quinte abbattute, le pareti svanite, fino a rivelare il piatto paesaggio dei campi arati dalle artiglierie e svenati dalle trincee, il velluto è sangue, le pagliette elmetti, la folla cadaveri, millenovecentoquattordici, uno nove uno quattro, 1914, giugno 1914, arriverà l’estate e ci porterà la morte, arriverà l’estate e l’epoca bella finirà, quando invece dovrebbe cominciare la bella stagione, sarà per questo che la guerra sembrerà una passeggiata tra le spighe di grano mature, sudando sotto il sole, sudando di paura, la paura, la paura che tutta la grande illusione possa finire, allora accelerare il ritmo della vita, velocità, ancora ancora ancora, e di più, non c’è più tempo, tutto è troppo poco tutto è troppo tardi, ancora ancora ancora, gli uomini quando hanno paura corrono, corrono via da se stessi, imbrogliano la paura nella concitazione, imbrigliano la disperazione in un sogno, abbagliati si precipitano plagiati, Carica! Urrah! il galoppo dell’umanità, macadam macadam, appestata dalla frenesia meccanica, shrapnel tank obici mortai, viavai viavai viavai, motori assalti baionette mitraglia, e gridare gridare gridare, incessante assordante estenuante, viavai viavai viavai, e ruggire ruggire ruggire, reboante stordente potente, viavai viavai viavai

ma se solo per un istante

arrestare l’agitazione

respirare

fermarsi un attimo

e guardare

soltanto un istante per capire

dove stia andando tutta questa umanità delirante

senza lasciarsi travolgere

macadam macadam, appestata dalla frenesia meccanica, clacson traffico drindrin, viavai viavai viavai, motori rumori afrori, e vociare vociare vociare, incessante assordante estenuante, viavai viavai viavai, e ruggire ruggire ruggire, reboante stordente potente, viavai viavai viavai

ma lasciare scorrere

come acqua che scivola via

e poi scorgere la fine

allora

allora si potrebbe voltare le spalle a tutto questo

allontanarsi

e guarire.

Mauro Del Bianco

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4 comments

  1. Ho letto con grande piacere l’articolo bello e informato di Mauro Del Bianco sul mio libro, Una Parentesi Luminosa, e volevo ringraziarlo di persona. Marella Caracciolo

  2. Grazie a lei, Marella, di cuore. Ho gradito molto il suo sincero e simpatico commento al mio testo. In bocca al lupo per i suoi prossimi lavori. Cordialmente, Mauro.

  3. giovedì 06/11/ 2008 ore 18:00

    La Feltrinelli Libreria via de’ Cerretani 30r-Firenze

    Tel.0552382652

    MARELLA CARACCIOLO CHIA PRESENTA UNA PARENTESI LUMINOSA

    Una principessa romana, un protagonista dell’arte del Novecento, una passione rapinosa, la prima guerra mondiale, un tragico incidente – e un fascio di lettere occultate per quasi un secolo: una combinazione di elementi che sembrerebbe troppo carica per un romanzo. Ma talvolta la realtà ignora questi divieti. È ciò che ha constatato Marella Caracciolo Chia allorché ha avuto accesso a quanto rimane della passione che legò Vittoria Colonna al pittore Umberto Boccioni e che racconta la storia di questo amore segreto nel libro Una parentesi luminosa (Adelphi).L’abbiamo invitata a presentarlo insieme a Carlo Sisi.

  4. Una piccola parentesi, forse piu’ squallida che luminosa, in una picccola vita piena di parentesi, forse anche loro squallide. Valeva la pena scriverne? Per farne un libro, e’ stata farcita con descrizioni di ambiente e di costume piu’ prolisse che illuminanti. E poi le lettere…! Leggendole mi pareva di esere un voyeur, con l’occhio alla serratura.
    Ho letto la traduzione inglese. Pare fatta da un inglese che pensa in italiano….”divert” non vuol dire divertire. “distract” non vuol dire distrarre. “promiscuous” non vuol dire vita in comune. Mr. Curtis, please….

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