Il perfetto “paesaggio arido” dell’amore

Vademecum di appunti per lettura di Inoue Yasushi, Amore, Adelphi, Milano 2006

1. Giardino di rocce
2. Anniversario di matrimonio
3. La morte, l’amore, le onde.

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Tre racconti, come tre sono le lettere, scritte da altrettante donne, che costituiscono la trama in forma epistolare del primo romanzo di Inoue, Il fucile da caccia. Ripetersi di struttura ternaria che può non essere una mera casualità. Il numero tre nel sapere esoterico come simbolo di esattezza, completezza dell’essere, nella letteratura come ritmo del narrare, ritmo per approssimarsi alla perfezione letteraria.
L’arte giapponese, dall’ikebana alla calligrafia, si esprime come ricerca di perfezione. Qualunque scrittore degno di questo nome, benchè non giapponese, insegue sulla pagina una perfezione che non sarà mai sua.
Chiave di lettura romantica:
1. L’amore sofferto, amaro, con esito straziante.
2. L’amore nostalgico ed elegiaco, con esito commovente.
3. L’amore puro e intenso, con esito confidente.
Chiave di lettura dialettica:
1. L’amore che non è mai esistito, il non-amore.
2. L’amore che arriva troppo tardi, il quasi-amore.
3. L’amore che nasce prima che sia troppo tardi, il vero amore.
Frasi semaforiche:
1. “Ti odio! (…) Ma nella sorpresa per avere proferito quelle parole terribilmente crudeli, insolite per lui, debole com’era, si mescolava una certa soddisfazione.”
2. “Per la defunta Kanako aveva provato qualcosa di simile all’amore.”
3. “Nami!, provò a gridare, chiamandola per la prima volta semplicemente per nome.
Fu come un’espressione d’amore, sgorgata naturalmente dalle sue labbra (…) Se ti fossi gettato, avevo intenzione di gettarmi anch’io. Se tu rinunci, rinuncio anch’io.”
L’interpretazione romantica può essere allineata a quella dialettica, ma accontentarsi di questo accostamento è da ebisu, barbari d’occidente.
Concetti estetici zen: wabi e sabi.
Wabi inteso come ciò che è naturale, puro, essenziale, originario.
Sabi inteso come il passato nelle cose, l’aspetto vissuto dovuto allo scorrere del tempo.
Elementi wabi:
1. Il giardino del Ryōanji: la spietata semplicità.
2. La montagna, il bosco di criptomerie, la strada cosparsa di pietre: la solitudine.
3. La penisola di Kii, la grande scogliera dove s’infrangono le onde: lo sgomento.
La purità della natura come rivelatrice di verità:
1. La visione del kare-sansui fa emergere l’autenticità dei sentimenti umani: Uomi ferisce l’amico Totsuka, Totsuka picchia l’amico Uomi, Uomi rifiuta l’amata Rumi, Mitsuko rifiuta l’amato Uomi.
Cosa sono i kare-sansui: paesaggi aridi annessi ai templi zen del periodo Muromachi, così chiamato dal quartiere di Kyōto dove gli Ashikaga fissarono la loro sede shōgunale (1338-1573). Si tratta di composizioni di rocce e sassi che emergono da un letto di sabbia bianca rastrellata, astratta rappresentazione dell’oceano e del mondo.
2. L’episodio di Shunkichi e Kanako che si perdono vagando sui sentieri ai piedi della montagna senza potersi incontrare, rivela l’autentico sentimento d’amore che lega i due coniugi, comicamente spilorci e gretti nel tentativo di vivere la vita, e tuttavia commoventi nella loro inadeguatezza a vivere la vita.
3. Di fronte allo spettacolo maestoso e terribile del mare e dell’enorme scogliera, Sugi e Nami scoprono di non poter morire, ma di amarsi. Bello il finale suggellato da una domanda che nella sua disarmante semplicità vanifica l’opinione che la morte possa essere rimedio al dolore dell’essere e che bisognerebbe porsi più spesso: e se tentassi di vivere? Se tentassimo finalmente di vivere nella pienezza della nostra vita che è il nostro destino, e di non essere più marionette in balia di fisime mentali, di sensazioni bugiarde e del gusto corrente?
Elementi sabi:
1. I giardini e i templi di Kyōto, i ricordi di gioventù di Uomi, il passato che non passa, nemesi.
2. La vita quotidiana patinata, usata e riciclata (per avarizia) di Shunkichi e Kanako.
3. Il libro di Willem van Ruysbroeck, Viaggio in Oriente, cronaca del XIII secolo della vita nell’impero dei Mongoli, orologio le cui pagine/lancette scandiscono il tempo che manca all’attuazione dei propositi suicidi di Sugi.
La poetica di Inoue Yasushi: la sensibilità per stati d’animo intensi, ma da accennare appena con raffinata poesia:
1. L’infelice solitudine dell’egoismo affettivo. Ricordare anche il dilemma vuoi amare/vuoi essere amata che si trova nella terza lettera de Il fucile da caccia: l’ansia insostenibile di chi non ha sopportato la sofferenza di amare e ha cercato la felicità di essere amato.
2. La nostalgia per la frugalità amorosa tra due prosaici coniugi senza qualità.
3. Il pudore di un amore che si schiude a poco a poco come un fiore, in un conflitto di emozioni e seduzioni scandite dalle note barbare di un tango argentino, di “un pensiero triste che si balla” (Enrique Santos Discépolo, poeta autore di tanghi).
Compito: riuscire a pensare e a realizzare, come in un solo istante, un’unica organica visione che contempli senza fratture la struttura ternaria, la dialettica, il romanticismo, la filosofia zen, wabi e sabi, la raffinata poesia, la sensibilità, la commozione, la comicità, la nostalgia, la speranza, la bellezza, la delicatezza, la tristezza di un tango, e quanto l’armonia estetica magnificamente lascia nell’ombra del non-detto, e per di più con un’invidiabile semplicità narrativa.

Se tutto ciò rimane ancora una luce all’orizzonte, da inseguire sempre, ma ancora lontana, mentre si sperimenta questa scarna geometria letteraria, questo misero kare-sansui della letteratura, Inoue Yasushi invece l’ha quasi toccata quella luce, essendo giunto ad un passo, soltanto un passo, dalla perfezione.

Mauro Del Bianco

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