Piccolo gioco natalizio per appassionati di lettura

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Borges dice che ogni opera narrativa racconta sempre una di queste quattro storie: una ricerca, un viaggio, il sacrificio di un dio, una città sotto assedio.

Alcuni esempi?

L’isola del Tesoro? C’è il viaggio, c’è la ricerca, c’è perfino, nell’isola, il vecchio fortino nel quale stanno asserragliati prima i gentiluomini e poi i pirati.

I promessi sposi? C’è il viaggio e c’è la ricerca: Renzo e Lucia fuggono dal paesello e passano gran parte del romanzo a cercarsi.

L’Iliade? Facile, c’è la città sotto assedio.

L’Odissea? Tutto il poema parla della ricerca della strada di casa.

I Vangeli? Semplice! Il sacrificio di un dio.

 

Il giochino può andare avanti all’infinito.

Non si scappa, Borges aveva proprio ragione, o c’è un ingrediente o c’è l’altro, o più di uno insieme.

Provate a pensarci.

Intanto Buon Natale.

Filippo Cusumano
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10 comments

  1. Non c’è una ricerca in “Giro di vite”? Non si continua a cercare una soluzione plausibile e razionale ( che alla fine nemmeno si trova)?
    Non c’è un viaggio ne “La metamorfosi”? Certamente sì. Dalla sua condizione iniziale di incluso/ recluso il protagonista viaggia verso quella di recluso/ escluso.
    ( per viaggio intendo non solo quello che ti trasporta fisicamente da un luogo all’altro, ma anche quello che ti proietta da una condizione verso un’altra: anche la discesa verso la perdizione è un viaggio, così come, in questo caso, e’ un viaggio la discesa dall’inclusione all’esclusione)

  2. Riduciamo ancora le categorie, ogni storia non è che rappresentazione di vita e/o morte.

    Però: Faulkner “The sound and the fury”
    Saul Bellow “Herzog” ?

  3. In Herzog non c’è il tema della ricerca? Il protagonista si interroga dall’inizio alla fine sul significato della sua esistenza.
    Nel romanzo di Faulkner non c’è un viaggio? ( anche qui ripeto quello che ho detto sopra:per viaggio intendo non solo quello che ti trasporta fisicamente da un luogo all’altro, ma anche quello che ti proietta da una condizione verso un’altra: anche la discesa verso la perdizione è un viaggio; ed proprio quello che accade alla famiglia Compson del libro).

  4. La premessa da cui parto è che esistono libri per cui, a mio avviso, è necessario forzare i confini delle quattro categorie. In effetti su Faulkner pensavo più al primo capitolo (al primo “intervento”), ma sono in fondo d’accordo.

    Restiamo sempre nell’ambito del gioco, perché di questo si tratta: quella di Herzog è una personalità cristallizzata, matura/definita, nel senso che a me pare che lui non cerchi nulla e ne è intimamente consapevole, al massimo Herzog è una sorta di macchina fotografica che con forza corrosiva restituisce un’istantanea della realtà che lo circonda, o del suo passato. Troppo vecchio (di quella vecchiaia che nulla ha a che fare con l’età) per cercare (lo ha già ampiamente fatto), troppo intelligente per tentare di farlo, troppo disilluso o cinico per non vergognarsene. Anche le apparenti “fughe”, i tentativi di modificare la sua vita non sono che simulazioni, contraffazioni, sono movimenti ellittici (perciò finti movimenti) egli ritorna sempre al punto di partenza (egli non si è mai mosso), ad esempio nel rapporto con Ramona. Lo stesso nell’approccio con i figli. In realtà non c’è “ricerca”, tutta la ricerca appartiene al passato, non all’Herzog del libro. Herzog è un eterno pietrificato presente. Ho forzato un po’ i termini, sono stato breve e perciò temo farraginoso, ma spero di essermi spiegato. 🙂

  5. Ho capito quello che intendi. Pensi la stessa cosa anche del “Dono di Humboldt”?
    Lì la ricerca è più esplicita, sicuramente è un personaggio meno pietrificato per usare il termine che hai scelto di Herzog…..

  6. Purtroppo non l’ho letto, e mi dispiace molto. Di Bellow per ora ho letto “Herzog” e “Le avventure di Augie March”. L’ho lasciato per un po’, per passare ad altri autori (Auster e Oe), ma tu mi hai fornito un utile spunto di lettura.

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