LA PICCOLA FIERA DEGLI SCRITTORI ANONIMI

libri.jpg Tra passato e presente, il valore della memoria emerso nella 2° Edizione della Piccola Fiera degli Scrittori Anonimi.


BUCINE (AR)- Si è conclusa ieri ( 16 settembre 2007 ) una delle Fiere più originali del Valdarno, la Piccola Fiera degli Scrittori Anonimi, giunta con il 2007 alla sua seconda edizione. L’idea nasce grazie all’intervento dell’associazione culturale Diversi Uguali che, in collaborazione con il Comune di Bucine e altri enti pubblici e privati, ha istituito non solo la Fiera di due giorni ma anche un sito web permanente. Il progetto degli “Scrittori Anonimi” intende promuovere tutte quelle persone che vogliano rendere visibile la propria “forma di scrittura”, ovvero quei potenziali scrittori esterni ai grandi circuiti letterari. Ecco che la Fiera diviene un mezzo per presentare i propri libri, le pubblicazioni minori, i manoscritti addirittura, di chiunque voglia vendere, confrontarsi e costruire una rete di conoscenze. La mostra diviene ancora più interessante grazie all’aiuto del sito web che permette di proseguire tutto l’anno questa piccola Fiera attraverso un catalogo online. Le modalità di partecipazione si associano alle “regole del web” utilizzando come politica distributiva quella del Creative Commons, celebre licenza che si serve del concetto di copyleft (vista l’ormai inutile -su web in modo particolare- trappola del copyright), ovvero la protezione contro chi voglia utilizzare le opere per fini commerciali non autorizzati o stravolgerli e cambiarli senza il permesso dell’autore e dunque la concessione per distribuire, comunicare o rappresentare le opere. Il “permesso d’autore” permette in questo modo il passaggio fluido e corretto dell’opera attraverso le innumerevoli “mani” dell’utenza.

Il programma nei due giorni di Festa ha colto per altro alcuni nodi fondamentali della scrittura oggi: il dibattito che si è svolto sabato 15 settembre ha per esempio affrontato il tema dei cambiamenti della pubblicazione nell’era del web e della comunicazione globale e dell’emergere di nuove forme di pubblicazioni libere (e quasi sempre gratuite o semi-gratuite) che sono i wiki, i blog, i siti web. Nella mattinata di domenica 16 settembre sono stati presentati invece alcuni volumi di particolare rilevanza per la storia locale valdarnese. Gli interventi hanno rilevato “un filo rosso”, come è stato definito dal Sindaco di Bucine Sauro Testi, fra le quattro presentazioni, ovvero il filo della memoria e soprattutto di una memoria condivisa da due diverse generazioni di autori -forse proprio in virtù di un naturale legame “familiare” e con la terra e con le persone.

I quattro interventi, presentati da Sauro Testi e con Enzo Brogi, consigliere regionale, sono stati quello di Severino Saccaridi con la pubblicazione Ascoltare il respiro del mondo della rivista Testimonianze, il libro di Filippo Boni 4-11 luglio 1944 Le stragi naziste a Cavriglia, Il Giorno di San Pietro di Romano Moretti, inchiesta storica sulla strage di San Pancrazio e Storie e Memorie dell’ARCI nel Valdarno Superiore di Elisa Brilli.

La storia locale emerge in queste situazioni come realtà a cui molti danno con vera passione il proprio contributo: fra i presenti è stato possibile conoscere la pubblicazione di Raffaella Simonti “Lontano un secolo”, volume di particolare interesse, parte di un progetto intitolato dai suoi ideatori Roberto Becherucci e Pietro Baroni Progetto della memoria. Simonti si insedia come terza autrice dopo i precedenti due volumi curati da Becherucci e Baroni Gente di montagna del 1995 e Dai Bechelli ai Topi dal 1970 a oggi: tra storia e leggenda, pubblicato nel 2001.

Come ci racconta l’autrice stessa, Raffella Simonti, questo terzo volume, la cui idea nasce due anni fa, è una ricerca di carattere storico e sociologico che si serve della narrazione come mezzo affascinante per raccontare in semplicità la vita di montagna del Pratomagno nell’arco temporale che porta dal 1895 al 1914. La ricostruzione di questo “piccolo mondo antico” è stata resa possibile da un accurato lavoro d’archivio, dalla conversazione con gli abitanti del posto, dalla consultazione di volumi fondamentali come Notizie storiche sul Comune di Loro Ciuffenna del Manneschi, che l’autrice cita più volte, come prezioso strumento.

Raffella ci parla della metodologia, da cui emergono problematiche tipiche quali la timidezza degli informatori di fronte al registratore, la necessità delle prove incrociate fra testimonianze e archivio, la bellezza della scoperta di un “linguaggio” che Raffaella ha fatto suo e che le ha permesso di dialogare sempre più profondamente durante gli incontri con gli informatori, spesso anziani abitanti del posto. Il racconto si svolge come un ipotetico viaggio, diremmo un viaggio virtuale, nel triangolo montano tra Loro Ciuffenna Rocca Ricciarda e Anciolina, luoghi che sappiamo di particolare bellezza naturale, quasi spirituale, per le altezze e le discese boscose che li caratterizzano.

Accompagnata da un personaggio fra il vero e l’immaginario, dal nome antico, Demetrio, il viaggio permette di capire e osservare lo sfruttamento del castagno, la pastorizia e la transumanza, il mestiere dei carbonai, il baliatico e tutte quelle preziose e minute informazioni sulla vita quotidiana delle famiglie, di uomini e donne dei paesi di questa bella parte del Valdarno. Come scrivono gli autori del progetto nella introduzione “la memoria […] non è solamente il semplice ricordo del passato, bensì una fonte d’identità che deve essere coltivata come una pianta per evitare che appassisca e muoia. La memoria è conservazione e rievocazione di esperienze e conoscenze passate, trasmissione diretta di esperienze umane, lascito di una testimonianza di sé e della società.”

Elisa Brillli

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5 comments

  1. Ero fra i presenti nel pubblico. Un’iniziativa davvero importante ed interessante. Devo dire che se c’è una persona che mi ha colpito davvero tanto fra gli autori, quella è Filippo Boni. Giovane dalla grande capacità oratoria, che ha saputo cogliere tutta l’attenzione del pubblico, parlando di memoria, di guerra, di stragi e di famiglia. Ha saputo legare i quattro libri presentati domenica mattina in modo superbo ed ho anche avuto la grande fortuna di poter leggere il suo libro: un capolavoro della storia locale e della storia toscana del 1944. Un’opera che rimarrà impressa e fondamentale per chi vorrà e anzi dovrà, sapere.
    Consiglio a tutti la lettura e la visione del libro edito dalla Regione. Trovatelo!
    Un saluto
    Matteo

  2. La persona che più mi ha colpito, domenica mattina, presentando il suo libro, è senz’altro Filippo Boni. Ascoltare un giovane con quella capacità di emozionare la gente che nulla sapeva della sua opera è stato davvero significante. Ha parlato di memoria di storia, di sangue, di fiori, di popoli e di dimenticanza. Sono rimasto davvero stupito. So che fa il ricercatore all’Università ed ho letto il suo libro. Un capolavoro della storia locale. Una ricostruzione durata anni in cui analizza tutto il periodo storico relativo alla seconda guerra mondiale in Valdarno. Dovrebbero leggere nelle scuole questo libro. Vi consiglio di trovarlo e di leggerlo al più presto. Qualcuno sa come posso rintracciare Filippo? Ci sono circa duemila persone che in questi giorni mi chiedono di poter contattarlo. Potete rispondermi anche in questo blog se volete! Grazie mille!
    Matteo

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