Month: settembre 2007

ECCE DEUS

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Ecce Deus
di Andrea B. Nardi
Robin Edizioni Biblioteca del Vascello

Collana La Biblioteca del Tempo

325 d.C. Tre delitti rituali sconvolgono la quiete di Nicea, Cyzico e Nicomedia, tre importanti centri dell’Asia Minore. Uomini ricchi e in vista vengono trovati con braccia e gambe amputate e disposte a croce, e le voci di eventi soprannaturali diventano incontrollabili. Il questore Ilario, il governatore Sacernor e il vicario Marciano non sanno che pesci prendere, e decidono di far calare il silenzio sugli assassinii e di affidare le indagini a Celso Valerio Afro, ex ufficiale dell’esercito romano, un tempo brillante militare, ora uomo tormentato dai fantasmi del passato e chiuso in una tetra malinconia. Celso inizia a raccogliere i primi indizi con discrezione, mentre l’imperatore Costantino affronta l’ennesima congiura di corte e si appresta a dirigere il Concilio di Nicea, che vede opposte varie fazioni di cristiani in una lotta che non è solo teologica.

Il mestiere di leggere incontra Andrea B. Nardi

andrea-nardi.jpg Perchè scrivere un libro?
Perché non so dipingere e non posso fare il regista cinematografico. I miei romanzi sono film prigionieri della narrativa. Diverso discorso per i saggi: lì subentrano motivazioni sia tecniche sia morali.

Come nasce l’idea?
Da un dettaglio minimo ma circostanziato che mi ossessiona, un punto focale che potrebbe racchiudersi in mezza pagina. Tutte le altre 250 pagine sono solo mestiere e ricerca artistica: hanno solo – se ce l’hanno – un valore estetico, letterario, ma per l’autore potrebbero anche sparire.

Perchè questo libro?
Ecce Deus ha una trama articolata fra intrighi di potere e politica, questioni teologiche, spionaggio, mutamenti storici, e perfino amore, ma paradossalmente è nato solo dalla voglia di raccontare la storia di un soldato vecchio e stanco, dal passato terribile. È la storia di alcuni uomini in grado di cavalcare gli eventi di un mondo che cambia e di altri destinati invece a soccombere.
Quale è il punto focale di Ecce Deus?
Lo scandalo del sacro. Qui voglio denunciare come il sacro non esista nelle religioni, nei testi scritti, nei dogmi. Il sacro può esistere solo nella nostra coscienza, in ciò che Kant chiamava la Legge Morale racchiusa in noi. Il concilio di Nicea ha creato un dogma sacro con una banale votazione a tavolino di opposti partiti politici: se quel giorno avesse vinto un’altra fazione, milioni di persone nei secoli avrebbero pregato e creduto in un Dio completamente diverso. Il caso gioca sulle preghiere delle generazioni, e si beffa di chi pretende di trovare la verità di fede sui libri degli uomini. Per quanto mi riguarda, io individuo il sacro nella concreta sofferenza del vivente: davanti a ciò mi fermo, indipendentemente da qualsiasi tesi filosofica o teologica.
Nell’intervista rilasciata al sito La poesia e lo spirito si dichiara sorpreso per la definizione di noir teologico.
Lei definisce Ecce Deus un romanzo storico. In realtà chi legge avverte molto la componente noir, anche se non è quella prevalente. Sembra che l’autore voglia mantenere viva l’attenzione del lettore sui delitti, soprattutto sulle modalità con cui sono stati compiuti. Può non essere voluto, ma sicuramente non è casuale.

Ecce Deus parla di delitti perché così è richiesto dalla trama, dal periodo storico, e dai personaggi. Se la mia scrittura indugia sulle emozioni, anche su quelle delle vittime, è perché credo che in narrativa si debba dipingere l’atmosfera nel modo più coinvolgente possibile. Detesto chi fa narrativa, cioè arte, descrivendo invece che esprimendo: quelli non sono scrittori, ma solo scrivani.

Per quanto riguarda il concetto di noir, beh, ne sono onorato. È un modello letterario formidabile, denso di arie suggestive, incomplete, tormentate: sicuramente mi si addice.
Ecce Deus ambientato nel terzo millennio. Quale possibile scenografia?

Il romanzo è stato pensato prima dell’11/9/2001, eppure mi sembra purtroppo attualissimo. L’Occidente ci ha messo secoli per capire che uccidere è cosa atroce, e uccidere in nome della religione è perverso, oltre che idiota. Oggi interi popoli ancora non lo capiscono, soggiogati dalla barbarie e dalla perfidia di chi li usa per i propri fini. In Europa abbiamo partorito due fondamentali principi morali, che si bilanciano reciprocamente: la carità cristiana e la ragione illuminista. Fino a che esisteranno popoli in cui invece sono mischiati fede e Stato, intolleranza e ignoranza, tirannia e sopruso, allora continueremo a vedere crociate, jihad, e kamikaze. Occorre insegnare che dove si odia non può esserci nulla di sacro.

Rassegna stampa sul sito di Andrea B.Nardi .

Ecce Deus è distribuito da Messaggerie Libri.

Si trova da Feltrinelli e nelle migliori librerie nazionali, oppure on-line .

Franca Corradini

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STELLINA E CROCE

 

 

 

 

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Stellina e croce romanzo di Maurizia Rossella edizioni Cleup

Una piccola stella segna graficamente la nascita, una croce annuncia il decesso: in mezzo ai due simboli burocratici trova spazio l’intera vita di una persona. Niente può essere tanto ricco e mi

sterioso e al contempo vanamente ripetitivo come la realtà umana. Possibile che tutto ciò che un uomo è stato sia contenuto soltanto dalle due date incise sulla sua tomba? E tutti i suoi giorni, le ore, le risate, le lacrime, i sogni, le paure, l’amore cercato e mai avuto, tutto il suo tempo? È già finito, questa è la verità, ancor prima di iniziare.

Ecco che allora qualcuno non si rassegna, e decide – forse suo malgrado, poiché l’esistenza è enigmatica – di ricominciare daccapo. Una nipote, alla morte della zia, ne assumerà a mano a mano i comportamenti, gli umori, la parlata, finanche l’aspetto. E il ciclo si ripete, quasi metempsicoticamente, sino alla prossima lapide.

È il romanzo di una critica d’arte, Maurizia Rossella, che questa volta non interpreta forme plastiche altrui, ma si cimenta in prima persona con la narrativa dopo un percorso poetico, teatrale, giornalistico. Tuttavia è appunto dall’esperienza artistica a tutto tondo che la scrittrice trae l’esatta mistura di tonalità emotive, il bassorilievo psicologico, l’equilibrio compositivo della trama. Stellina e croce gioca su vari piani intersecati dove la forma stilistica assurge a protagonista sino ad affiancarsi al soggetto e all’intreccio contenutistico del romanzo. Passando su vari registri, infatti, il dialetto veneto e il “taliano” creano essi stessi la tematica dei personaggi, dipingendone e scolpendone la personalità.

Una storia semplice e commovente lavorata col cesello del linguaggio.

Andrea B. Nardi

LA PICCOLA FIERA DEGLI SCRITTORI ANONIMI

libri.jpg Tra passato e presente, il valore della memoria emerso nella 2° Edizione della Piccola Fiera degli Scrittori Anonimi.


BUCINE (AR)- Si è conclusa ieri ( 16 settembre 2007 ) una delle Fiere più originali del Valdarno, la Piccola Fiera degli Scrittori Anonimi, giunta con il 2007 alla sua seconda edizione. L’idea nasce grazie all’intervento dell’associazione culturale Diversi Uguali che, in collaborazione con il Comune di Bucine e altri enti pubblici e privati, ha istituito non solo la Fiera di due giorni ma anche un sito web permanente. Il progetto degli “Scrittori Anonimi” intende promuovere tutte quelle persone che vogliano rendere visibile la propria “forma di scrittura”, ovvero quei potenziali scrittori esterni ai grandi circuiti letterari. Ecco che la Fiera diviene un mezzo per presentare i propri libri, le pubblicazioni minori, i manoscritti addirittura, di chiunque voglia vendere, confrontarsi e costruire una rete di conoscenze. La mostra diviene ancora più interessante grazie all’aiuto del sito web che permette di proseguire tutto l’anno questa piccola Fiera attraverso un catalogo online. Le modalità di partecipazione si associano alle “regole del web” utilizzando come politica distributiva quella del Creative Commons, celebre licenza che si serve del concetto di copyleft (vista l’ormai inutile -su web in modo particolare- trappola del copyright), ovvero la protezione contro chi voglia utilizzare le opere per fini commerciali non autorizzati o stravolgerli e cambiarli senza il permesso dell’autore e dunque la concessione per distribuire, comunicare o rappresentare le opere. Il “permesso d’autore” permette in questo modo il passaggio fluido e corretto dell’opera attraverso le innumerevoli “mani” dell’utenza.

Il programma nei due giorni di Festa ha colto per altro alcuni nodi fondamentali della scrittura oggi: il dibattito che si è svolto sabato 15 settembre ha per esempio affrontato il tema dei cambiamenti della pubblicazione nell’era del web e della comunicazione globale e dell’emergere di nuove forme di pubblicazioni libere (e quasi sempre gratuite o semi-gratuite) che sono i wiki, i blog, i siti web. Nella mattinata di domenica 16 settembre sono stati presentati invece alcuni volumi di particolare rilevanza per la storia locale valdarnese. Gli interventi hanno rilevato “un filo rosso”, come è stato definito dal Sindaco di Bucine Sauro Testi, fra le quattro presentazioni, ovvero il filo della memoria e soprattutto di una memoria condivisa da due diverse generazioni di autori -forse proprio in virtù di un naturale legame “familiare” e con la terra e con le persone.

I quattro interventi, presentati da Sauro Testi e con Enzo Brogi, consigliere regionale, sono stati quello di Severino Saccaridi con la pubblicazione Ascoltare il respiro del mondo della rivista Testimonianze, il libro di Filippo Boni 4-11 luglio 1944 Le stragi naziste a Cavriglia, Il Giorno di San Pietro di Romano Moretti, inchiesta storica sulla strage di San Pancrazio e Storie e Memorie dell’ARCI nel Valdarno Superiore di Elisa Brilli.

La storia locale emerge in queste situazioni come realtà a cui molti danno con vera passione il proprio contributo: fra i presenti è stato possibile conoscere la pubblicazione di Raffaella Simonti “Lontano un secolo”, volume di particolare interesse, parte di un progetto intitolato dai suoi ideatori Roberto Becherucci e Pietro Baroni Progetto della memoria. Simonti si insedia come terza autrice dopo i precedenti due volumi curati da Becherucci e Baroni Gente di montagna del 1995 e Dai Bechelli ai Topi dal 1970 a oggi: tra storia e leggenda, pubblicato nel 2001.

Come ci racconta l’autrice stessa, Raffella Simonti, questo terzo volume, la cui idea nasce due anni fa, è una ricerca di carattere storico e sociologico che si serve della narrazione come mezzo affascinante per raccontare in semplicità la vita di montagna del Pratomagno nell’arco temporale che porta dal 1895 al 1914. La ricostruzione di questo “piccolo mondo antico” è stata resa possibile da un accurato lavoro d’archivio, dalla conversazione con gli abitanti del posto, dalla consultazione di volumi fondamentali come Notizie storiche sul Comune di Loro Ciuffenna del Manneschi, che l’autrice cita più volte, come prezioso strumento.

Raffella ci parla della metodologia, da cui emergono problematiche tipiche quali la timidezza degli informatori di fronte al registratore, la necessità delle prove incrociate fra testimonianze e archivio, la bellezza della scoperta di un “linguaggio” che Raffaella ha fatto suo e che le ha permesso di dialogare sempre più profondamente durante gli incontri con gli informatori, spesso anziani abitanti del posto. Il racconto si svolge come un ipotetico viaggio, diremmo un viaggio virtuale, nel triangolo montano tra Loro Ciuffenna Rocca Ricciarda e Anciolina, luoghi che sappiamo di particolare bellezza naturale, quasi spirituale, per le altezze e le discese boscose che li caratterizzano.

Accompagnata da un personaggio fra il vero e l’immaginario, dal nome antico, Demetrio, il viaggio permette di capire e osservare lo sfruttamento del castagno, la pastorizia e la transumanza, il mestiere dei carbonai, il baliatico e tutte quelle preziose e minute informazioni sulla vita quotidiana delle famiglie, di uomini e donne dei paesi di questa bella parte del Valdarno. Come scrivono gli autori del progetto nella introduzione “la memoria […] non è solamente il semplice ricordo del passato, bensì una fonte d’identità che deve essere coltivata come una pianta per evitare che appassisca e muoia. La memoria è conservazione e rievocazione di esperienze e conoscenze passate, trasmissione diretta di esperienze umane, lascito di una testimonianza di sé e della società.”

Elisa Brillli