Meteora (Stelle brevi), Mauro Pisini
Luglio 19, 2008

Meteora (Stelle brevi)
Mauro Pisini
Sandro Teti Editore
collana Zig Zag diretta da Mario Geymonat
2008
pp. 133 € 10,00
Meteora (Stelle brevi) è la nuova raccolta di poesie del latinista Mauro Pisini, professore di Letteratura Latina Liturgica presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma.
Come ha scritto Mario Geymonat nella prefazione al libro, l’autore si misura con un’antologia a lungo meditata. I testi originali in latino si sostanziano ad anelli concentrici attorno al fulcro di tre poemetti, Tonsor, Periculum e Rutilius Namatianus, seguiti dalle versioni italiane di Chiara Savini.
Pisini definisce i testi italiani a fronte “versioni”, “tentativi di…”, non parlando propriamente di traduzioni. Precisa di aver lavorato molto affinché la lingua delle stesse non avesse la stabilità del testo latino, ma “gradi diversi di percezione”.
Per questo, non vorrebbe che le versioni fossero lette come una copia dell’originale, ma come “qualcosa” che, in forma di bozza, garantisca i contorni e una diversa prospettiva dell’originale stesso.
La versione italiana, infatti, funge da guida parziale, da specchio o chiave per entrare – secondo le intenzioni del poeta – nel testo latino, la cui lingua è ancora capace di parlare al lettore odierno.
Meteora attinge al Lexicon recentis Latinitatis dell’autorevole abate Carlo Egger.
Si muove all’interno della tradizione metrica più alta – Catullo, Orazio, Tibullo, Ovidio – e riprende la lirica umanistica. Al tempo stesso accoglie una serie di parole che si uniscono alla complessiva musicalità dei versi e che risultano indispensabili per esprimere i concetti più attuali.
Nicola Scapecchi negli Appunti all’interno del volume parla di una poesia densa di paesaggio, riflessioni intense e scoperte amare, orizzonti e speranze deluse espresse con una notevole capacità di penetrazione psicologica. Dopo La confidenza illuminante (1987) e Cronache di un mese oscuro (1999) – per la poesia italiana – e Murmura noctis (1993) e Album (2006) – per la poesia latina – in Meteora le emozioni si rincorrono senza pausa, specchiandosi nella doppia anima di Pisini, che, diviso fra una naturale vocazione alla lingua latina e l’italiano, offre al lettore la possibilità di scegliere in quale dei due mondi perdersi.
a cura dell’Ufficio Stampa Sandro Teti Editore
Dolseur e altri racconti , Giorgio Michelangeli
Luglio 19, 2008

Giorgio Michelangeli
Dolseur e altri racconti
Sandro Teti Editore
collana ZigZag diretta da Mario Geymonat
pp. 155 € 8,00
Mi chiamo Nestor Lorca e quello che ho fatto è inenarrabile così dopo tre frasi fortemente cadenzate si apre il primo di questi quattro racconti. Un incipit in cui Giorgio Michelangeli riesce a concentrare i due elementi portanti del racconto il mare, richiamato attraverso il suo ritmo, e una storia di violenza che si dipanerà lentamente. Scrittore giovanissimo – ventidue anni – Michelangeli dimostra dimostra in questa opera d’esordio una naturale capacità di creare atmosfere e ambientazioni attraverso pochi tratti.
Un linguaggio decisamente evocativo dà consistenza a una caratterizzazione ancora fortemente postmoderna, ma con delle innovazioni che germogliano da dentro. Si nota una libera trattazione delle categorie spazio-temporali, l’inserimento di elementi “incongrui” rispetto al contesto, ma ben amalgamati da una scrittura che, nonostante la sua acerbità, e l’indulgere in qualche ingenuità, rimane incessantemente altalenante tra adesione e distacco rispetto alla materia narrativa.
Il risultato è un effetto straniante che permane in tutta la narrazione e che determina il fil rouge dei quattro racconti, altrimenti molto lontani per tematiche e paesaggio.
L’inserimento di parti poetiche, l’uso del narratore interno evidenziato dal corsivo, dissociato dall’io narrante, come fosse una voce fuori campo, rimandano da una parte a Baricco, in particolare di Oceano Mare, ma al tempo stesso lo reinterpretano ampliando la riflessione metanarrativa e arrivando ad attingere al mondo cinematografico e alla filosofia zen. Prendiamo Sabbia e vento, il racconto più lungo: in un’ambientazione tipica del film western si avverte qualcosa di dissonante che incuriosisce il lettore e lo spinge a non lasciare la pagina. Come in Dead Man di Jarmush, un’atmosfera di fondo rimanda a un genere definito, a un’ambientazione precisa, ma al tempo stesso la contraddice, sfumando nel surreale. Michelangeli ci riporta subito attraverso i pochi versi iniziali al luogo dell’azione soprattutto quando scrive in un perpetuo moto di sabbia e vento.
Come non pensare a quei campi lunghi sullo spazio sconfinato in cui il vento soffia basso e crea palle di polvere e cespugli secchi? Subito dopo l’inquadratura si restringe fino a entrare dentro una locanda sul fiume dove si sta giocando a carte e si beve whisky. Altro topos della tradizione di genere.
Cpmpaiono i primi personaggi, i loro nomi non lasciano spazio all’immaginazione e rafforzano la convinzione di essere dentro un film di Sergio Leone. Ma già nella terza pagina appare un’orchestra nera che suona jazz, è il primo vero spiazzamento. I toni drammatici e assoluti dei personaggi fanno il resto.
Un libro da gustare lentamente, andando alla ricerca di riferimenti e reinterpretazioni in un gioco di rimandi cinematografici, letterari e d’attualità.
a cura dell’Ufficio Stampa Sandro Teti Editore