Meteora (Stelle brevi)

Mauro Pisini

Sandro Teti Editore

collana Zig Zag diretta da Mario Geymonat

2008
pp. 133 € 10,00

Meteora (Stelle brevi) è la nuova raccolta di poesie del latinista Mauro Pisini, professore di Letteratura Latina Liturgica presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma.

Come ha scritto Mario Geymonat nella prefazione al libro, l’autore si misura con un’antologia a lungo meditata. I testi originali in latino si sostanziano ad anelli concentrici attorno al fulcro di tre poemetti, Tonsor, Periculum e Rutilius Namatianus, seguiti dalle versioni italiane di Chiara Savini.

Pisini definisce i testi italiani a fronte “versioni”, “tentativi di…”, non parlando propriamente di traduzioni. Precisa di aver lavorato molto affinché la lingua delle stesse non avesse la stabilità del testo latino, ma “gradi diversi di percezione”.

Per questo, non vorrebbe che le versioni fossero lette come una copia dell’originale, ma come “qualcosa” che, in forma di bozza, garantisca i contorni e una diversa prospettiva dell’originale stesso.

La versione italiana, infatti, funge da guida parziale, da specchio o chiave per entrare – secondo le intenzioni del poeta – nel testo latino, la cui lingua è ancora capace di parlare al lettore odierno.

Meteora attinge al Lexicon recentis Latinitatis dell’autorevole abate Carlo Egger.

Si muove all’interno della tradizione metrica più alta – Catullo, Orazio, Tibullo, Ovidio – e riprende la lirica umanistica. Al tempo stesso accoglie una serie di parole che si uniscono alla complessiva musicalità dei versi e che risultano indispensabili per esprimere i concetti più attuali.

Nicola Scapecchi negli Appunti all’interno del volume parla di una poesia densa di paesaggio, riflessioni intense e scoperte amare, orizzonti e speranze deluse espresse con una notevole capacità di penetrazione psicologica. Dopo La confidenza illuminante (1987) e Cronache di un mese oscuro (1999) – per la poesia italiana – e Murmura noctis (1993) e Album (2006) – per la poesia latina – in Meteora le emozioni si rincorrono senza pausa, specchiandosi nella doppia anima di Pisini, che, diviso fra una naturale vocazione alla lingua latina e l’italiano, offre al lettore la possibilità di scegliere in quale dei due mondi perdersi.

a cura dell’Ufficio Stampa Sandro Teti Editore

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E’ nelle librerie l’ultima fatica del prof. Giovanni Nardini “L’officina di Vulcano, antiche ferriere dell’alta Versilia e della Garfagnana”. Continua così il lavoro di reportage e di ricerca dell’ormai affermato fotografo viareggino, e insegnante di lettere in una scuola media superiore della città.
Questa volta attraverso la lavorazione del ferro che rappresenta un’arte antica ancora presente sul territorio.
Attraverso evocative immagini in bianco e nero, “le ferriere sembrano ancora oggi luoghi del mito dove acqua e fuoco concorrono, sapientemente dosati dall’uomo, a produrre ferri da cavallo, chiodi, borchie, inferriate, cancelli, grate, vanghe e rastrelli” – come ha affermato il Presidente della Provincia Stefano Baccelli nella sua presentazione del volume.
Il percorso si snoda attraverso le ferriere di Candalla, Cardoso, Piè Lucese, Gombitelli, Pescaglia, Pomezzana, Fabbriche di Vallico, in una sorta di itinerario magico che può apparire lontano, un po’ fuori del tempo e invece ancora così attivo e vivace. L’autore documenta e interpreta, con toni intensamente lirici, una parte di storia della Lucchesia che sopravvive ancora con i suoi magli azionati dall’energia idrica, forni fumanti, incudini e martelli. Le foto rappresentano uomini che, in antichi casolari, forgiano accanto a nuovi attrezzi vanghe, rastrelli, arnesi legati alla civiltà contadina. Un mestiere quello del ferraio, passato dalla dimensione industriale a quella artigianale, attività oscura quanto preziosa. Le immagini sono un lavoro attento sulla luce, sui chiaro-scuri di questi ambienti che mettono incredibilmente in risalto le cose e gli uomini. I gesti che il fotografo cattura sono ripetuti nel tempo: è il valore della liberazione data dal lavoro.
Per questo il prof.Giovanni Nardini ha scelto il titolo “Officina di Vulcano” per rievocare l’ambiente mitologico dove il lavoro avvicina l’uomo al divino: in una grotta Vulcano forgiava le sue armi metalliche. L’opera incoraggiata dall’assessore Sauro Mattei della Comunità Montana Alta Versilia è pubblicata dalla casa editrice Franche Tirature con contributi di tutte le comunità montane di Versilia, Media valle e Garfagnana, Parco delle Apuane e provincia di Lucca.
Letizia Tassinari