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Il sedicente artista alla Biennale Centroamericana espone un cane vivo, affamato e malato, legato a una catena mentre tenta vanamente di raggiungere il cibo disposto a debita distanza. Questa performance artistica, al di là dell’orrore che suscita, rappresenta una palestra ideale per almeno due considerazioni: una estetica e una etica.

Esteticamente, l’installazione del cane vivo e sofferente è innegabile che raggiunga uno dei principali obiettivi dell’arte, ossia emozionare lo spettatore. Metafora di impotenza esistenziale e dolore infinito, di teodicea e di catarsi. Allora si tratta di arte, quindi? No. Non è arte, per nulla.

L’atto scivola, pertanto, nella consueta, antichissima domanda: che cos’è l’arte? Ebbene, individuo la risposta nella seguente affermazione draconiana. L’arte è finzione. L’arte si differenzia dalla vita, dalla realtà esclusivamente perché non è né viva né reale. Può essere imitazione perfetta della realtà, ma sempre recitata, rappresentata: finta.

Nel momento stesso in cui l’arte inciampa nel concreto, scende dal palcoscenico e si aggira fra le file degli spettatori, allora non è più dramma, ma assurge a vita vera. Diventa psicodramma, buono per curare le nevrosi; diventa oggetto comune, non più scultura; diventa patimento genuino invece che teatro. Proviamo piacere a guardare un attore che finge di combattere in guerra; proviamo ribrezzo assistendo alla morte di un uomo dal vivo.

La rappresentazione falsa ma tecnicamente efficace di un cane morente può essere suggestiva e di conseguenza sfiorare in differente misura l’atto artistico. La creazione di una situazione di dolore reale su un cane reale non è un atto artistico, bensì solo una crudeltà folle, perversa, e soprattutto inutile, come tutte le crudeltà di questo mondo.

Eticamente, invece, la notizia getta altre luci sull’umanità moderna.

Non solo questo artefice di supplizio ha voluto installare la sua perversione in un museo, ma ha trovato decine di persone che lo hanno autorizzato a farlo e magari gli si sono anche complimentate. Non basta. A quanto risulta nessuno degli spettatori ha accennato a una reazione di ribellione, limitandosi a personali e contenute critiche.

Che significa tutto ciò? Significa solo che l’uomo moderno ha paura.

Di fronte alla scena straziante non c’è stato nessuno che abbia slegato il cane e se lo sia portato via, nessuno che abbia dato uno schiaffo all’artefice dell’opera, nessuno che abbia afferrato per il bavero il direttore del museo e preso a calci nel sedere i custodi della sala. Nessuno. Abbiamo paura di reagire.

Imbambolati in questa società dove i vestiti contano più del carattere, il denaro più della personalità, gli uomini hanno il terrore di fare una brutta figura, di prendersi una querela, di ricevere una sberla. Abbiamo smesso di combattere. Ci nascondiamo, guardiamo altrove.

Perduti nei nostri telefonini, negli hobby, nei giochini, nella carriera, dimentichi della dimensione tragica della vita, abbiamo smarrito l’eroismo, la morale alta, e quindi la weltanshauung cavalleresca dell’esistenza.

Infine, saremo sconfitti facilmente in queste ore in cui nuovi barbari da est non temono nulla perché nulla hanno da perdere, assetati di violenza e ignari di civiltà. Guerrieri pronti a dominarci con principî semplici, ci troveranno mansueti come quegli spettatori troppo corrotti dalle buone maniere. Ci troveranno come quel cane, già pronti a metterci noi stessi il guinzaglio e abbassare la testa.

Ecco perché nessuno ha liberato quel cane. Perché siamo tutti come lui.

 

Andrea B. Nardi

giornalista, scrittore, esperto d’arte, il suo ultimo libro è il romanzo storico Ecce Deus (Robin Edizioni)

 

15 Responses to “FAR SOFFRIRE UN CANE E’ ARTE ?”

  1. ABN Says:

    Per la cronaca, il cane il giorno dopo le foto è morto di fame e sete. Nessuno ha fatto nulla, nessuno. Lo hanno lasciato morire così.
    Ci rimangono le scuse dell’artista…
    Vorrei essere Bin Laden e tirare una bomba nucleare contro questa civiltà di merda.

  2. Marco Panattoni Says:

    in Italia è reato, io ho 11 gatti ed ho avuto 3 cani lupo, due tartarughe ed un papero, quindi se fossi stato presente al museo, vista la mia innata propensione alla violenza, avrei preso prima a calci l’artista, liberato il cane poi l’opera proseguiva ma con l’artista, bastardo degenerato figlio di puttana, al posto di questo povero cane, vittima di questa indecenza.

  3. recensiti Says:

    L’arte è finzione.
    Grazie della tua precisazione.
    Hai espresso un concetto banale e fondamentale insieme, che i responsabili di quella biennalew hanno colpevolmente ignorato.
    Hai ricordato anche a me una cosa che spesso dimentico.

  4. Raf Says:

    Bene! Bene! allora dato che e’ cosi’ semplice fare l’artista e far parlare di se in tutto il mondo superando i limiti del consentito uccidendo un animale, allora voglio fare di piu’. Anche se non sono un’artista mi piacerebbe diventarlo, Come?Basta legare in strada davanti la gente questo artista con una bella e grossa catena al collo e per di piu’ “NUDO” davandi ad una irrangiungibile ciotola di cibo. Dato che lui e’ un artista con la mente aperta dovrebbe essere disponibile nel mio esperimento! Giusto!
    Siamo arrivati a un punto che quando qualcuno uccide diventa famoso nel bene o nel male.
    e tutto e a dir poco vomitevole.
    …Il mondo va alla rovina anche per questo.Tutti fanno tutto e nessuno interviene per mettere un limite. Continuiamo cosi’ e ne piangeremo le consegueze. Ci stiamo costruendo la fine del mondo con le nostre mani….

  5. antonella Says:

    La ringrazio:ho finalmente letto un’opinione sulla “performance”(?) del cane in cui confluiscono sensibilità,intelligenza ed una vera cognizione dell’arte,
    su altro blog che riportava ,invece,il pensiero di Politi il direttore di Flash Art,il mio commento è stato prontamente e provvidenzialmente ,per loro………..rimosso.
    Su una cosa sola mi permetto di contraddirla: “Abbiamo smesso di combattere”

    SBAGLIA!!!!!!!

  6. ABN Says:

    grazie Antonella, grazie a tutti. E fate come dice Antonella: non arrendetevi. Per quanto riguarda Flash Art non ho letto il loro commento.

    http://www.andreanardi.it

  7. Gisene324 Says:

    Sareste disposti a rinunciare alle gustosissime sbafate di carne per salvare le migliaia di mucche che vengono sacrificate per deliziare i nostri palati (N.B. non ’sostentarci’)?
    No?
    Siamo solo una massa di ipocriti.

  8. ilmestieredileggere Says:

    Gisene, il paragone non regge.
    Anche per la modalità di soppressione degli animali.
    Ipocrisia è ben altra cosa.

  9. irene Says:

    io so solo k questo sfigato deve morire ! xk al posto del cane non c ham esso una persona a morire in quel modo orrendo!???? io la gente k fa soffrire gli animali la brucerei viva. solo k non posso xk non la legge non me lo permette. muori artista di merda! e tutte le persone k erano alla mostra e non hanno fatto un cazzo x salvare quel povero cane sono ancora peggio.! cos hanno per la testa’??? è un cane! voi non l avete mai avuto un cane in casa??????? e a vederne uno così non vi tocca neanke un pò nell animo. bello. si k brava gente k siete………….

  10. Bruno Albertario Says:

    Purtroppo questo idiota è riuscito a farsi pubblicità ed ha ottenuto il suo scopo.
    Non riesco trovare dati precisi, ma continuo la ricerca…
    Comunque come si chiama questo cretino ? ha un sito web ? potete pubblicare esattamente nome ed indirizzo del museo ?
    Dobbiamo tempestare museo ed idiota di mail “pesanti”, non necessariamete volgari, ma che lo facciano vergognare !

  11. ilmestieredileggere Says:

    Sono d’accordo con te, è riuscito a farsi pubblicità.
    Sarebbe bene, anche se in negativo, non parlarne più.

  12. ABN Says:

    È appena sorta un’iniziativa a livello mondiale per cacciare l’artista dalle manifestazioni d’arte. Sottoscrivetela tutti. La trovate qui:

    http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html

    Il criminale si chiama Guillermo Habacuc Vargas

  13. Patrizia Says:

    Infatti, sono molto più indignata con gli utenti della mostra che hanno avuto la bella occasione di passare di lì e sono rimasti inermi, vittime imbambolate del loro bel dettato inculcato fino in fondo; – stai seduto al banco – composto- e non fare rumore. Me li immagino proprio; il pubblico delle mostre d’arte contemporanea, occhiali con montatura grossa e scura, giacchetta “giusta” o miniabitino nero e un mucchio di belle idee sulla vita, sull’arte e sulla cultura del villaggio globale.

  14. Sandra Menconi Says:

    Per Gisene324: non hai torto, il paragone regge eccome!….In effetti a sapere come muoiono le bestie da cui prendete la carne e le pellicce…beh, non c’è molta differenza. Ci sono video e documenti vari che testimoniano le crudeltà a cui vengono sottoposti i nostri cari amici animali. Questo comunque non giustifica l’opera di un demente e dei dementi che gli hanno concesso di torturare un animale per fare arte! Vivo d’arte e l’arte è vita. Ah…io sono vegetariana da 22 anni…mi metti fra gli ipocriti?

  15. Sandra Menconi Says:

    Ho letto quelle che sono state le motivazioni dell’artista nel voler inscenare una performance così crudele…voleva denunciare l’indifferenza! A chi lo accusa di aver ucciso un animale ha risposto che nella sua città ci sono centinaia di cani che soffrono nello stesso modo e che nessuno fa niente…suggerimento creativo: magari la prossima volta potrebbe scegliere di fare una performance in cui lui finanzia una campagna per la salvaguardia di questi cani randagi….magari la prossima volta sceglie di fare l’idraulico e con l’arte basta…la faccia fare agli artisti.


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